mercoledì 19 ottobre 2011

Barcellona - Agosto 2011



Barcellona.


  E' il 13 di Agosto, 15 ore di macchina, siamo partiti alle 24,00 da Roma. Lasciamo alle 15,00 due valigie a Cap D’Agde e proseguiamo per la Spagna e per Barcellona. Accendiamo la radio in territorio spagnolo, lungo la costa Brava, la prima cosa che sentiamo è un segnale orario….. “son los cinco de la tarda”. Che cosa desiderare di più, è come essere accolti da Garcia Lorca.
L’albergo prenotato da Francesco è a 20 Km da Barcellona a Terrassa una cittadina industriale. L’albergo è all’inizio della superstrada che porta a Barcellona, grandissimo e futuristico è tutto in vetro. Le stanze sono all’interno di una balconata di cinque piani piena di rampicanti, dove sale e scende un ascensore di vetro trasperente. La camera è grande spaziosa, così il bagno, il prezzo è basso e possiamo tenere con noi Gilli. L’albergo si chiama Don Candido.  Sistemati i bagagli, lasciamo la bambina pelosa in albergo e andiamo a cenare a Barcellona. L’ingresso della città è sbalorditivo con grattacieli enormi, modernissima, la prima cosa che mi colpisce è l’enorme statua di Cristoforo Colombo alla fine di uno stradone, sopra una colonna, tende il braccio e indica con il dito la direzione, dove si trova l’America, il “Mirador” ci accoglie.

 Per strada tanta gente, da un lato c’è una passeggiata lungo il mare con grattacieli modernissimi e strane strutture, dall’altra parte il quartiere antico, il Barrio Gotico, la Barcellona Medioevale.
 Ed è lì che siamo diretti al locale che più mi ha incuriosito durante la mia preparazione del viaggio: La Pulperia. Ho visto un video su youtube, ho letto le recensioni, questa è la tipica taverna spagnola.
 Con un colpo di fortuna incredibile troviamo parcheggio in pieno Barrio Gotico, vicino alla nostra meta. Ci avventuriamo nel dedalo di stradine, piccole tortuose e caldissime, è un susseguirsi di locali, l’odore è forte, si mischiano afrori e profumi più disparati. Abbiamo il nome della via “ della Mercede”. Non è facile da trovare e chiediamo a un signore, è incredibile com’è facile farsi capire e comprendere. Con tutti i viaggi fatti e le difficoltè incontrate con le lingue più disparate, dal gaelico, al danese, ungherese, tedesco, inglese, francese, fiammingo, arabo… Qui ci va di lusso. Ci accorgiamo che la via è a pochi passi, e il nostro locale è proprio di fronte a noi. L’insegna esterna ricorda i locali degli anni 60 ed anche l’ingresso sembra un tuffo in un trentennio fa. Un enorme bancone in formica con attorno sgabelloni di ferro.  La gente saluta i camerieri, si siede, ordina e mangia scegliendo le pietanze attraverso il vetro a vista, i camerieri gridano per chiamare le pietanze dalla cucina, si lanciano bicchieri da un lato all’altro del bancone e poca importa se cadono e si rompono, loro ridono lo stesso. Mentre cerchiamo di capire cosa fare vediamo uscire dalla cucina in direzione del bancone un polipo lessato di dimensioni fuori dal normale, è una piovra con tentacoli grandissimi, la bestiola è sicuramente oceanica, è la peculiarità del posto da cui prende il nome. Anche i clienti schiamazzano, è un ambiente pazzesco. Noi ci dirigiamo verso l’intorno del locale non siamo ancora pronti alla prova bancone lì bisogna avere le idee chiare e sapere cosa scegliere, ci rifuggiamo tra gli stranieri nella parte dedicata al ristorante. In questa saletta ci sono pochi tavoli di legno e si sta pressati all’inverosimile, tendiamo l’orecchio e la vista per capire cosa scegliere.  Guardo il tavolo acconto, ci sono dei pesciolini fritti con delle patate, dei calamari e l’incredibile “ Pulpo”. Partiamo da questo.  Arriva il cameriere con la lista e senza difficoltà troviamo queste pietanze, ordiniamo i calamari fritti, i pesciolini, due patate Bravas, il pulpo alla Galiziana, e due Tortillas di patate (Frittatone alto e gonfio di patate.) Sul vino chiediamo il bianco della casa, anche se sulle informazioni che avevo visto in giro su internet, il rosso era consigliato. Fa caldo, il tinto non è indicato, e, infatti, arriva un bianco freschissimo secco con note fruttate, buonissimo. Ne facciamo fuori due bottiglie, arrivano le pietanze sono eccezionali, il polipo poi è un tripudio di sensi. Divoriamo tutto e non contenti chiediamo il bis delle tortillas, il cameriere sorride divertito, qui sembra che spizzicano, noi invece abbiamo una fame Lupigna come direbbe il Montalbano di Camilleri. Dio come mi piace questo posto, mi sento orgogliosa di aver trovato questo posto senza i consigli delle guide, ho stupito Francesco portandolo in un posto che fa parte della sua idea di Spagna. Dopo aver spazzolato tutto con le note fruttate del vino che ricorda altri vini italiani, usciamo dal locale. E’ mezzanotte, ma qui la gente non se ne accorge. La valigia interiore che porto sempre con me, è per il momento sfanculata e mi sento libera. Come si sentono liberi due ragazzi, una coppia giovanissima che appoggiata all’angolo della Pulperia, indifferente della gente che passa, si bacia avvinghiata, lui le accarezza il sedere e le solleva la maglietta per toccare i seni, la ragazza è completamente persa nella passione. Si strofinano, si strusciano, ansimano. Noi di fronte dall’altro lato della strada coperti da un cartellone, guardiamo stupiti la scena.  Penso, se non si sbrigano a trovare un posto fanno l’amore qui. Francesco è entusiasta dalla scena, adora la libertà di questi ragazzi che incuranti del mondo stanno vivendo la loro passione. Ci allontaniamo ma qui è un continuo di gente che si diverte, Barcellona ha uno spirito di gioia e spensieratezza, incredibile, sembra che il dolore non la sfiori. Sciamiamo per i vicoli, passeggiamo senza meta, è l’una e mezzo e siamo ancora in giro in mezzo alla gente in perenne movida. Ritorniamo infine alla macchina.
 L’aria è calda profuma di mare e di frutti esotici, la luna illumina il cielo, abbassiamo i finestrini, mettiamo la musica a palla qui si può essere un po’ tamarri, torniamo in albergo.
Nella rete della luna,
ragno del cielo,
s'impigliano le stelle
svolazzanti.

E’ sabato questa giornata la chiamo del Micino, non vi dirò perché è una cosa mia, non è detto che devo proprio dire tutto, è un diario non un interrogatorio……..  Nel mio programma, la giornata è dedicata allo shopping con buona pace di Francesco. Questa volta voglio anticiparmi e non arrivare all’ultimo giorno per sentirmi dire che abbiamo speso troppo.  Nella mia  moleskine ho scritto l’itinerario, prima di tutto il centro commerciale DIAGONAL  MAR nella zona nuova di Barcellona, lì ho scoperto che c’è un punto vendita di Primark.  Questa è’ una catena inglese presente nel Regno Unito e Irlanda del nord, (nell’Irlanda del sud per non avere lo stesso nome usato dagli odiati “invasori”, si chiama Pennys), c’è anche in Germania, Olanda e Spagna. Il magazzino è  un tripudio di prezzi scontatissimi, su abbigliamento  donna, uomo e bambino, ma ha anche scarpe, (da non comprare), borse, biancheria intima e per la casa (molto conveniente). Io quando posso e so che è vicino non mi faccio mancare una visitina a questo magazzino, riesco ogni volta trovare regali per tutti.  La qualità è migliore di H&M.   Come dicevo la mia  giornata  inizia con Primark, poi  il giro alle Ramblas, la casa delle espadrillas e poi lascio al caso. La giornata è caldissima, Gilli è con noi. Con il navigatore troviamo senza problemi il magazzino posto su i primi tre piani di un grattacielo enorme. Il problema è il parcheggio, c’è  tanta confusione, a Barcellona sono sbarcati i ragazzi della giornata mondiale della gioventù che quest’anno si terrà a Madrid. Le vie circostanti, il centro commerciale  Diagonal  Mar sono invase di ragazzi con bandiere  dei loro paesi, con zaini sulle spalle e strani cappelli per il sole. Questi ragazzi festanti  mi fanno tenerezza, cantano a squarciagola canzoni incomprensibili, sono stanchi accaldati ma eccitatissimi. Nel 2000 mi è capitato di fare assistenza con la Protezione Civile alla giornata mondiale della gioventù a Roma, il ricordo è terribile, questi poveri ragazzi erano ospitati per la maggior parte nelle discoteche del Pala Cavicchi diventate per l’occasione enormi camerate con letti a castello, con un caldo soffocante, con poche docce senza acqua calda, bagni chimici discutibili, mensa che ha mietuto numerose vittime (niente paura nessuna perdita ma un nutrito numero di gastroenteriti). Spero che qui l’organizzazione sia diversa, anche se a occhio e croce mi sembra  di cogliere in questi ragazzi  lo stesso sguardo  allucinato e lo stesso colorito di quelli del 2000.  E’ anche vero che molti di questi sono degli autentici esaltati, pronti a fare le cose più incredibili, mi ricordo  che a Roma c’era  una tizia che razzolava ogni giorno davanti ai secchioni della spazzatura. Dopo averla soccorsa nell’ospedale da campo  per un febbrone altissimo, scoprimmo  che la tipa si cibava degli scarti ……. Faceva penitenza!  Di storie come queste ne avrei diverse, inoltre nei gruppi s’infilano un po’ tutti, nel senso che il ragazzo della parrocchia si porta  dietro fratelli, sorelle, madri vestite da ragazzine, cugini, amici che forse non hanno mai messo piede in una chiesa.  Francresco è sbalordito da questa ressa di gente che canta, sventola bandiere, prega, si confessa.  Francesco in un attimo conia una nuova parola che andrà ad arricchire il suo vocabolario privato fatto da parole nuove e sconosciute. Guardando i ragazzi con aria funesta esordisce “ ma do vanno tutti sti CRISTIAMITI”. Il termine è chiaramente dispregiativo, ma effettivamente questi sembrano ancora più deliranti ed esaltati di quelli che avevo conoscuito nel 2000. Trovare posto per la macchina è  impossibile le strade sono invase e tutti i posti sono stati requisiti da enormi pulman. Francesco decide di rimanere vicino alla macchina parcheggiata su un passo carrabile, mi accompagna giusto per fare colazione, in albergo costa una fortuna. Entriamo in un piccolo bar, dove si sono rifugiati increduli e sgomenti i pochi spagnoli in piedi alle dieci di sabato. Qui mi succede quella che io chiamo  ricordo del passato, mi spiego senza sapere come e perché chiedo in perfetto spagnolo, latte con poco zucchero, macchiato con un po’ di caffè,  con un cornetto senza marmellata. Io non conosco  neanche uno di questi termini a parte caffè, ma senza sapere da dove attinge la mia memoria,  ordino  inserendo nella  frase  aggettivi, pronomi, verbi…, e non contenta mi metto a discutere con la cameriera  chiedendo se posso portare la colazione fuori.  Francesco è troppo preso dal furore contro questa invasione e teme scenari apocalittici per la nostra vacanza per accorgersi di questa mia performance.  Il problema che questi sprazzi si esauriscono nel momento in cui mi rendo conto di quello che sta succedendo, ed, infatti, una volta al tavolino finisce tutto. Siamo al  bar, davanti a noi colonne di ragazzi con a capo preti  o suore sciamano in ogni direzione, io mi faccio coraggio, mollo Francesco e Gilli, e dopo aver  stabilito il posto e l’ora in cui rivederci, vado da sola al Diagonal Mar. Attraverso la strada ed entro, un attimo dopo  dalla stessa porta scorrevole entra una colonna di cristiamitii italiani vocianti con tanto di bandiere, e prete a capo che si sbraccia come un vigile. Sono proprio fuori di testa, ci manca solo che vengano a pregare davanti a Primark, aumento il passo e vado un po’ a vuoto, questo mi permette di allontanarmi dalla colonna e di trovare un negozio di scarpe dove rifugiarmi.  Il negozio è incredibile si chiama MARYPAZ, ha sandalini, infradito, scarpette fantastiche per il mare costano dai tre ai 10 euro, coloratissime, con lacci, fiocchi, conchigline, sono allegrissime. Mi accorgo solo ora che anche qui ci sono i saldi è che qui sono  quelli veri, mettono in saldo i capi  di quest’anno non le ciofeche, fondi di magazzino  orrendi come fa, una nostra nota catena i vestiti, veneta.  Io compro tre paia da 3 euro, sono sandali da spiaggia bellissima,  con la loro borsettina coordinata. Scopro che è una catena presente in tutta la Spagna ed anche a Parigi, chi volesse farsi un’idea può andare a vedere il sito, è possibile anche acquistare on line.  Esco contenta, e noto che le orde si sono dissolte, ora posso cercare Primark. E’ al piano di sotto, è anche qui scopro che ci sono i saldi.  Anche qui i prezzi partono da 3 euro, chissà forse è tipico di Barcellona  partire da questa cifra. Faccio incetta di vestiti, gonne,  pantaloncini…. Prendo così tanta roba  che non mi rendo conto che ho solo 38 euro, ho l’Amix, ma sono quasi sicura che qui non la prendano.  Sono quasi  tentata di tornare indietro, ma ormai sono in fila. Arrivo alla cassa con apprensione, vedo sul display  i prezzi che si susseguono, ma nulla supera i 5 euro e ci sono almeno quattro  capi da 3 euro. Sono entusiasta, Primark si è superato, riesco a spendere 36 euro  e mi rimane anche qualcosa……Incredibile. Carica di pacchi e impossibilitata a continuare il mio shopping a Diagonal de Mar, per mancanza di contanti e di mani per portare le buste, esco felice. I ragazzi sono ancora lì, ritorno verso il bar, dove mi dovrebbe aspettare Francesco, che non vedo. Sono puntuale o  ho speso pochissimo e sono contenta. Passa un quarto d’ora, Francesco non c’è, faccio squillare il telefono e mi accorgo che  è dietro una colonna, mi vede e mi viene incontro con lo sguardo stralunato che tanto mi piace, mi racconta dei Cristimiti, di come gli sono sembrati folli e  poco educati, mi racconta che una colonna di questi  esaltati gli è praticamente montata addosso  senza  chiedere scusa, tutti in fila, tutti che cantavano, senza cedere il passo o fermarsi. Riprendiamo la macchina e scappiamo. E’ mezzogiorno e mezzo e decidiamo di andare a pranzo, ho qualche indirizzo, la pulperia è aperta solo la sera,  ho  segnalazioni che  ho preso da altri viaggiatori.  Mi dirigo verso il MERCATO BARRIQUIA, all’interno di una delle Ramblas. Qui è praticamente impossibile trovare parcheggio, giriamo per una buona mezz’ora, ma dobbiamo arrenderci e tornare indietro in una grande piazza dove c’è un parcheggio sotterraneo. I prezzi sono esorbitanti, ma non c’è niente da fare. Risaliamo in superfice e ci accorgiamo che dobbiamo fare un bel pezzo di Ramblas per arrivare al mercato.    Fa un caldo soffocante, passeggiare per le Ramblas è comunque un must irrinunciabile. Non compriamo nulla o quasi, solo i nostri magneti per il frigorifero di casa, i testimoni dei nostri viaggi. Il posto è veramente acchiappa turisti. E, infatti, acchiappa i Cristiamiti che camminano in lungo ed in largo. Lungo il passeggio ci sono straordinarie statue viventi, altro che i soliti faraoni polverosi e improvvisati delle nostre parti. Queste sono opere d’arte. Una mi colpisce è una specie di mostro, tra una lucertola e un pipistrello, è immobile, le gambe, cioè le zampe sono attorcigliate, le braccia finiscono con artigli lunghissimi. E’ sopra un piccolo piedistallo, alla base vedo un cartellino, c’è la foto di una ragazza con il nome  e il numero di autorizzazione per sostare in  questo posto. Incredibile è una donna  ed è bravissima. Tutti si fanno le foto, si avvicina anche un gruppo di ragazzi, sono italiani, uno di loro si va a sedere sul piedistallo e fa lo sbruffone, un  attimo e la statua si muove di scatto, le braccia squamose con gli artigli stringono la gola del ragazzo. Questo  fa un salto e lancia il più forte “Porca…. Ma….” che abbia mai sentito. E’ meno male che sono in ritiro in attesa d’incontrare il Papa. Mi giro cercando il prete di questo debosciato, ma si è defilato. Questo tizio di parrocchia ne deve aver visto assai poco, deve essere un infiltrato. Il gruppo attorno a lui ride fragorasamente assolutamente indifferente al bestemmione che ancora echeggia nelle Ramblas. Francesco sempre più convinto sentenzia “ Cristiamiti  te lo dovevi aspettare”! Io non bestemmio, detesto chi lo fa, non mi scandalizzano le   “parolacce”  le trovo anzi liberatorie, ma la bestemmia è odiosa, poi sentirla proferire da un ragazzo che dice di essere un testimone della fede, nuova colonna del cattolicesimo, è ancora più odioso ed ipocrita. Proseguiamo ancora un po’, incomincio a disperare di trovare il mercato, invece Francesco è bravo si è orientato bene, attraversiamo la strada ed in fondo ad una corta stradina troviamo il mercato. La Boqueria è il vero esempio di mercato popolare catalano, è il più grande di Spagna e si trova al numero 91 a metà delle Ramblas che dal porto va verso Piazza Catalunya (dove abbiamo il parcheggio). E’ bellissimo, il primo bancone è sbalorditivo un tripudio di frutta coloratissima, alcuni frutti sono sconosciuti hanno forme e colori incredibili, non riesco a capire da dove possono arrivare. La tizia del banco è affaccendatissima, taglia affetta la frutta, facendo delle incredibili macedonie che vende dentro dei bicchieroni di plastica, dall’altra parte un analogo bancone ha invece enormi spiedini di frutta, accanto una bancarella di frutta secca, anche qui c’è qualsiasi cosa ed anche di più, sembra di essere al Jema El Fna di Marrakech. Vorrei fermarmi e comprare qualcosa, assaggiare quei frutti strani di cui non conosco neanche il nome, ma Francesco mi strattona, abbiamo fatto tardi è l’una e mezza e rischiamo di non trovare posto. Usciamo ai lati del mercato e vediamo che sulla stradina esterna che lo circonda, ci sono tutti ristorantini. Siamo indecisi, c’è la fila un po’ ovunque. Giriamo ed alla fine ci fermiamo davanti ad uno di questi, si chiama PETIT, infatti, è piccolissimo, internamente è una stanzetta, dove un tizio frigge  e arrostisce pesce, fuori ci sono 10 tavolini. Riusciamo ad averne uno, siamo affamati, ma qui i prezzi sono cari, io prendo gamberoni grigliati sono ottimi ma solo questo piatto costa € 16,00, Mangiamo poco, ma è tutto buono. Di fronte a noi un altro ristorante ha altri tavolini ad uno di questi hanno ordinato una montagna di pesce, cozze, gamberoni, telline, cannolicchi, vongole, calamari, ricciole e tanto altro, scopro che il piatto costa 50  euro. Tutto sommato ne vale la pena, per 8 gamberoni,  7 cannolicchi che ha preso Francesco   due insalate  e due birre abbiamo speso 45 euro. Usciamo per niente sazi e con la sensazione che questa volta abbiamo scelto male. Dimenticavo finito l’”abbondante” pasto….. la cameriera ci ha portato una vaschetta  d’acqua con petali di rosa per lavare e profumare le mani.
 Riprendiamo la via delle Ramblas, sono le 15 tutto è infuocato, anche l’asfalto è morbido. Gilli arranca con difficoltà, ci fermiamo ad una fontana e le facciamo una doccetta veloce, siamo esausti non immaginavo che le Ramblas fossero così lunghe.  E’ un agosto caldissimo, qui non si respira i colori sono sparati, mi sembra di vivere la poesia di Lorca…
 Agosto,
controluce a tramonti
di pesca e zucchero
e il sole dentro la sera
come il nocciolo nel frutto.

La pannocchia serba intatta
la sua risata gialla e dura.

Agosto.
I bambini mangiano
pane nero e luna piena.
 Ci rifuggiamo dentro una piazzetta e scopro di essere a Santa Maria del PI, bellissima chiesa con una piazzetta fresca e deliziosa, siamo al Barrio gotico, qui ci sentiamo bene, i vicoli stretti sono freschi ed anche l’ambiente è molto più carino, senza Cristiamiti, ma con catalani doc e turisti responsabili. Ci fermiamo un po’ la mia ultima tappa dello shopping prevede una capatina alla MANUAL  ALPAGANTERA,  la casa delle espadrillas. Una visita a questo negozio è come un pellegrinaggio, qui nascano le scarpe che più amo e che porto tutti gli anni d’estate, da quando avevo 14 anni (37 anni di scarpe di stoffa colorata), loro non mi hanno mai tradito, con para o rasoterra, sono fresche ecologiche, allegre e fanno bello qualsiasi piede, non a caso Grace Kelly in "High Society" le indossava sotto un bellissimo pantalone. Sono sciccose ed economiche, e poi quanti ricordi……A Roma non si trovano quasi più, ogni estate vado alla  ricerca e quando le trovo ne compro 3,4 paia, non durano più di una stagione, ma sono belle anche per questo.
Con questa passione come non posso andare a vedere la bottega che dagli anni trenta fa espadrillas a mano? Giriamo per i vicoli ma riusciamo a trovarla con facilità, è ancora presto, è chiusa, ma dietro la porta c’è gia una fila di 5 persone che aspetta l’apertura. Francesco è un po’ stufo e rimane con Gilli, questa giornata di shopping l’ha stremato. All’apertura, entro nel negozio con profonda devozione  e rispetto. Dentro è tutto in legno scuro, alla parete una scaffalatura piene di espadrillas di tutti  i colori. Sulle vetrine basse ci sono  quelle con la para ed i lacci, quelle che io adoro, I colori sono incredibili, come non ne ho mai visti, il verde è quello  pistacchio, c’è il sabbia, il rosa confetto, il blu indaco, l’azzurro carta da zucchero, il glicine, sono commossa…..Adoro questo posto, peccato che le scarpe non sono proprie economiche. Sono fatte a mano, mentre quelle che compro a Roma vengono da chissà quale parte dell’India, ne sono consapevole, ma qui costano troppo per me. Il negozio è pieno, e una signora alla cassa mi dà il numero per essere servita. Il numero è fatto da una soletta  di cartone colorata  che ricorda la suola delle espadrillas con un numero sopra. Sono carinissime, peccato non potersele portare via. Compro solo due paia di scarpe  in saldo  a € 20, quelle dai colori incredibili partono dai 30 euro.  Sono invece economiche quelle basse, con 6 euro hai le autentiche espadrillas, ne compro un paio rosso spagna per il mio nipotino Claudio. Vado a pagare alla signora che parla senza fermarsi, non capisco una sola parola, il momento magico di questa mattina è svanito, e poi parla catalano. Io sorrido, e la tipa piuttosto anta continua a parlare a macchinetta, vedo che batte i numeri su una cassa degli anni 60 quella con la manovella, con i numeroni neri. La cassa fa uno scatto un suono ed esce lo scontrino. Io sono interdetta ho la carta di credito l’Amix, la signora senza smettere di parlare prende la carta è da sotto il bancone tira fuori 3 o quattro terminali, striscia la carta e contemporaneamente registra tutto su un piccolo PC. Sono antichi solo per finta, questi sono avanti più di noi. Torniamo in albergo che sono le sei siamo sfiniti, decidiamo di fare un riposino e di ritornare a Barcellona per cenare. 
Dormiamo, siamo sfiniti ci accorgiamo che sono le 20,30, saltiamo giù dal letto ed usciamo in tutta fretta. Io vorrei tornare alla Pulperia ma Francesco tramite il Wi-Fi in albergo ha selezionato un posto nuovo. Arriviamo a Barcellona che sono le 21,30, Chiaramente è piena di gente che cammina chiacchiera, ride, si abbraccia e si bacia, adoro questo posto……. Noi siamo in cerca di un ristorante più intimo, in una zona meno chiassosa. Io sono nera, mi sono innervosita e non sono convinta del posto, ma come al solito Francesco dotato di un sedere non indifferente mi sorprenderà……Siamo in una zona tranquilla, il posto si chiama Don Alfonso. Scocciata scendo dalla macchina incurante del fatto che Francesco sta chiudendo il navigatore con la lentezza bradipa che lo contraddistingue. Ad istinto mi dirigo verso la via, dove dovrebbe essere questo ristorante e nel fare questo, perdo Francesco. Sono arrabiata perché Francesco mi ha rinfacciato la giornata di shopping, e pensare che mi sono contenuta, avrei voluto fare di più. Arrivo al ristorante e mi accorgo che Francesco non è dietro, ritorno alla macchina e non è neanche lì, non c’è niente da fare devo chiamarlo. Così parte una nuova guerra fredda. Entriamo  a “CASA ALFONSO”  che si trova in un palazzo considerato d’interesse artistico e si trova a Roger de Lluria al n° 6. Nel locale  c’è poca gente, il posto a prima vista non mi piace, ma sono arrabbiata e poco attenta. Ci sediamo vicino ad un tavolino c’è una persona anziana che legge il giornale, è vestito di tutto punto con un vistoso fazzoletto nel taschino, ordina un vino tinto e ci squadra. Il locale ci sembra vuoto, sono quasi convinta che  arrivare alle 22,00 ci metterà nella condizione di essere gli ultimi clienti, serviti male e in fretta. ….E invece, dopo circa dieci minuti il locale si riempie completamente, incredibile ma quelli in anticipo eravamo noi. Prendiamo la carta e non capiamo niente, proviamo a chiedere, ma i camerieri parlano un catalano stretto. Riusciamo a capire che fanno delle ottime tortillas, ne ordiniamo due con la famosa salsiccia Buttafarra e lo Jamon Iberico (buonissimo), ordiniamo poi i Pymentos, peperoncini rossi grossi ripieni di qualcosa d’indecifrabile ma buonissimo. La persona anziana seduta accanto a noi controlla e squadra  ogni mossa di camerieri e clienti, mentre ingurgita in un sol boccone un piatto di Jamon con vino tinto e una bruschetta di pane abbrustolito con pomodorini che qui chiamano Coca……Nome forviante, Francesco aveva quasi sperato che fosse qualcosa di diverso da una bruschetta!  Spazzoliamo tutto e ci spariamo un’intera bottiglia di vino rosso straordinario. La mia rabbia è finita chissà dove, Francesco è euforico, il signore accanto ci scruta. Io leggera come una farfallina incomincio a prendere appunti sulla mia moleskine, chiedendo a Francesco aiuto sulle portate che abbiamo divorato. Il cameriere, si avvicina e ci chiede se vogliamo dei  dolci……Che domande siamo o non siamo nella patria del mio dolce preferito. Ordiniamo la crema catalana. Il signore accanto interviene, penso che è il solito anziano solo in cerca di qualcuno con cui parlare, anche se devo dire che ha un comportamento troppo famigliare e disinvolto per il posto. Mi osserva e quindi chiama un cameriere che si avvicina con deferenza al signore, i due parlottano.  Il cameriere si rivolge a noi e dice che il Don Alfonso vuole offrirci una bottiglia di Champagne. Siamo allibiti, accanto avevamo il proprietario del ristorante, il tizio ha visto che ho preso appunti durante tutta la cena, e credo abbia pensato che sono una di quelle rompicoglioni in incognito,  in giro per il mondo a fare recensioni per chissà quale rivista di cucina. I camerieri improvvisamente diventano gentilissimi, arrivano con una bottiglia di Champagne fantastica prodotta nell’azienda vinicola di Don Alfonso, seguita dalla più straordinaria crema catalana che ho mai mangiato. Le bollicine secche e fruttate  esaltano il sapore della crema. Siamo estasiati e Don Alfonso è divertito e gongolante.   Ripenso alla Crema catalana... morbida crema ricoperta da una carezza ruvida di zucchero. Metafora di Barcellona, forte, determinata la sua superfice, ma è solo zucchero, basta affondare un po’ e trovi la consistenza dolce di questo popolo. Don Alfonso è un gran signore di altri tempi e noi gli dedichiamo un brindisi, lui contento socchiude gli occhi, con non curanza. Finiamo lo champagne e la crema catalana, abbiano lo sguardo beato e perso, Francesco nell’andare via dopo aver fatto un ossequioso inchino all’Hidalgo Don Alfonso esclama, “ Madre de Dios” il riconoscimento massimo della giornata. Don Alfonso sorride compiacuito e ci saluta con la mano con gesto benedicente. Torniamo a Terrassa cantando a squarciagola. Gilli rimasta in albergo ci vede entrare con gli occhi allucinati, e ci abbaia quasi a rimproverarci. La mattina dopo è domenica, abbiamo un programma definito. Primo posto la casa Battilio, Francesco è rasserenato, ci baciamo tutto il viaggio, Arrriviamo che sono le undici e decidiamo di fare prima colazione, ci fermiamo davanti alla casa progettata da Gaudì. Lì c’è una catena di fast food specializzata, si chiama Tapa Tapa……Doveva essere una colazione ma vediamo che la gente già pranza e noi decidiamo di ottimizzare i tempi. Ordiniamo delle tortillas ed io assaggio il mio primo Gaspacio. Sono incuriosita, e devo dire che è buonissimo, qualcosa d’inaspettato, è saporito, morbido fresco, qualcosa da fare in casa in estate. Finiamo tutto e ci avviciniamo alla casa, qui scopriamo che i prezzi per entare sono esorbitanti € 20,00 a persona. Rimaniamo a guardare quella strana casa da fuori.  Penso, perché il modernismo, così straordinario, fuori dai canoni è di destra per natura tradizionalista e rigida? Gaudì era un nazionalista. George Orwell che partecipò alla  guerra aveva sperato che questa come la Sagrada Famiglia fossero bombardate dagli americani, considerandolo un tripudio alla destra. Non fu ascoltato, per fortuna, e fuggì dalla Spagna.  Riprendiamo la macchina e ci dirigiamo verso la Sagrada. Troviamo parcheggio nonostante la folla di Cristiamiti e turisti. L’impressione è inquietante  scura ma bellissima. Incompiuta ti lascia senza fiato, oscura come le cattedrali gotiche, ma anche magica e misteriosa, sembra un sogno di un pazzo visionario. E’ strano ma anche le sue gru sembrano parte integrante dell’opera. La storia di questa cattedrale è strana, per alcuni misteriosa, fu l’ossessione di Gaudì, lui è parte integrante della sua costruzione, è sepolto lì. Continuare a realizzare il suo progetto è davvero complicato, i suoi disegni furono distrutti, gli architetti che hanno continuato il suo lavoro, hanno comunque apportato qualche modifica. Guardandola penso al libro di Ken Follet, i pilastri della terra, lo scalpellino Tom non c’è più, ne sono arrivati altri e la costruzione continua. La nostra giornata Gaudì continua, ci aspettano i giardini. Giriamo con la macchina e troviamo posto su una strada in salita ma è relativamente vicina. Entriamo dalla parte alta, sono le 14,00 e ci saranno quaranta gradi, Gilli ansima, Francesco è quasi liquefatto dal sudore, ed io ho le visioni…. I giardini superiori non sono bellissimi, non sono curati, erbaccia secca e alberi incolti, camminare è un problema, Saliamo e scendiamo, la discesa attraverso gradoni è complicata per Gilli ed anche per me, ci superano due ragazzi italiani che pensando di essere i soli  parlano ad alta voce …” che cazzo di cane lento, ” I cristiamiti sono ancora in giro…..Rispondo, “ Ma perché non Vi levate voi dalle scatole”. I tipi si girano e si dileguano, oltre che insopportabili  e maleducati sono anche vigliacchi.  Certo la chiesa non gli ha fatto bene, ed ha insegnato poco. Arriviamo alla rotonda, con le panchine decorate, forse fa troppo caldo, ma non mi colpiscono più di tanto. Ci rifuggiamo nel barretto all’ombra, siamo disidratati e distrutti. Siamo sotto degli alberi e sentiamo un gran baccano, alzo la testa e vedo dei pappagalli fantastici, non le cocorite, ma proprio quelli grandi verdi e rossi, sono bellissimi. Liberi si muovono tra i rami e fanno un baccano incredibile  ce ne saranno una decina. Questo è la cosa più bella che ho visto fin ora. Riprendiamo  e fotografiamo. Purtroppo dobbiamo andare via, incominciamo la nuova discesa, è qui la maledizione dei cristiamiti mi colpisce, con Gilli al guinzaglio, inciampo e ruzzolo per i gradini scoscesi. Francesco corre in mio aiuto, l’unico, l’altra massa di turisti m’ignora evitandomi, il sole  deve aver rincoglionito tutti. La botta è forte  ed io tremo tutta, io cado spesso, e mi faccio veramente male. In cinque minuti la gamba si gonfia e diventa nera, ma non è rotta, zoppicando trovo un posto dove sedermi, Francesco non sa più come consolarmi. Per distrarmi dalla botta e dallo choc, mi porta a comprare  delle collane, un lucertolone e altri oggetti. Io cammino a fatica ma continuo, arriviamo al ramarro di Gaudì, bellissimo e unico, da solo vale la pena della visita al giardino. Usciamo dalla parte opposta da dove siamo entrati, ritornare alla macchina è dura ma non c’è niente da fare. Io mi sto riprendendo, anche se ancora traballo, Francesco si ferma  davanti ad un negozio.  Da quando siamo arrivati  ha un desiderio, comprare la maglietta del Barça con dietro la scritta e il numero di Bojan, quest’anno è della Roma, e Francesco vuole sfoggiarla, magari al pub del Nappa.
Riesce a contrattare il prezzo, il  problema è che i tizi non sanno bene che numero aveva il giocatore nella squadra, sono arabi …. Francesco  ricostruisce la posizione del giocatore, nasce un conciliabolo ed alla fine si arriva a una decisione condivisa, alla maglietta oltre al nome è applicato anche il numero nove. Francesco è contentissimo. Torniamo in albero, io ho  bisogno di disinfettare la gamba  che continua ad essere gonfia, riposare un po’ mi farà bene. Crolliamo e ci addormentiamo, ci svegliamo alle 19.30. Nel programma che avevamo fatto questa sera alle 21,30 dovevamo andare a un Pub per vedere la partita Real Madrid – Barcellona, la finale di andata della " Coppa del Re".   Prima però dobbiamo cenare. Decidiamo di tornare alla Pulperia, non dovrebbe essere troppo distante dall’Ovella Negra il  pub dove vedremo la partita.  Questa volta fatichiamo un po’ per trovare dove posteggiare, dobbiamo ricorrere al parcheggio, è domenica sera vigilia di ferragosto e Barcellona è piena di gente. Ritorniamo nel Barrio gotico la parte forse pià bella di Barcellona, e poi Pulperia, ora  siamo pronti a sederci al bancone e  ordinare come un Barcellonese.  Facendo così ci accorgiamo che  cambia il servizio e la considerazione, se vai ai tavolini in fondo nel ristorante, ti dichiari turista e ti trattano come tale, fregandoti, anche un po’. Seduti al bancone i camerieri ti ripettano  e le cose sono più buone.  Padroni della lingua (in ogni senso….) ordiniamo Pymentos fritti, calamari, tortillas,  patate alla Bravas e vino tinto. I camerieri, sono con l’orecchio attaccato alla radio, la partita che vedremo sarà  in differita. Riusciamo a capire che Messi segna ma non abbiamo idea  qual è il risultato. Chiediamo al cameriere  che ha appena lanciato un bicchiere ed un piatto ad un suo collega, se sa dov è l’Ovella Negra. Ci risponde chiedendoci se vogliamo vedere la partita, rispondiamo di sì e lui s’illumina di gioia ed orgoglio. Ci spiega e ci fa anche una cartina, ah dimenticavo Francesco è uscito con  la maglia di Bojan, questo ci rende ancora più graditi. Certo ho dovuto spiegare il perché Francesco ha  la maglia di Bojan del Barça, ma la cosa fa comunque piacere, infondo  tra il  Barcellona  e Roma c’è una specie di gemellaggio. Guardiamo l’orologio  dobbiamo sbrigarci, scendiamo dalle sedione al bancone, lasciandole a degli italiani, questi ci raccontano che abitano e lavorano a Barcellona da tre anni, ci danno qualche dritta,  salutiamo e partiamo alla ricerca dell’Ovella Negra. Il Pub è ben recensito su Internet, frequentatissimo dai ragazzi di Barcellona, si può cenare, bere, guardare le partite, giocare a Biliardo, si trova in via Zamora al n° 78.
Ci avventuriamo a piedi Francesco orgoglioso con la sua maglia di Bojan, il posto è circa a metà della Ramblas partendo dalla piazza…..sulla destra. Lo troviamo facilmente. Dentro è grandissimo ci troviamo un tavolo ed ordiniamo un litro di sangria, favolosa…..Sbronza mitica ed intensa!Urliamo e tifiamo insieme a tutti, il Barça pareggia segna Messi. Il popolo dell’Ovella negra è soddisfatto infondo è la partita d'andata fuori casa, ed è favoloso sentire le battute su quell’antipatico di Murinho. Compriamo nel pub Tshirt e perizomi con logo, sono bellissimi. Rientriamo in albergo, io sono fuori di me ma sto un incanto, domani penitenza…….
E’ lunedì ed è ferragosto, oggi abbiamo deciso di fare un giro, andiamo alla scoperta di uno dei Monasteri più famosi al mondo quello della Madonna di Monserrat. Il giorno è quanto mai indicato, senza sapere compiamo un pellegrinassio nel giorno dell’Assunta. Questo Monastero ha un legame con la mia famiglia, la mia sorellina ha fatto la sua tesi sulla famiglia Cervantes attingendo da documenti, introvabili conservati nella Biblioteca spagnola che porta il nome del Monastero. La biblioteca si trova a via di Monserrat vicino a Campo de Fiori, su questo posto ci sono  storie che vedono per protagonista Il Borgia, che sembra sia sepolto proprio nella chiesa, in una nicchia nascosta.  Il corpo, si narra, fu gettato nel fiume Tevere dai romani inferociti, e raccolto segretamente dai preti spagnoli dell’ordine. La biblioteca che è anche una residenza per preti spagnoli dista pochi metri dalla residenza di Giulia Farnese, amante tra le più famose del papa Borgia, padre di Lucrezia e del famoso “ Valentino”. Il posto è veramente singolare, nasconde segreti e meraviglie dell’arte. A parte la disgressione, partiamo alla volta del Monastero.  La Cattedrale si trova su un picco della montagna in un posto aspro con incredibili rocce che hanno forme spettacolari. Arriviamo con un  traffico incredibile è una delle feste Mariane tra le più importanti e sembra che mezza Spagna si sia mossa per venire qua. Troviamo parcheggio con grandissima difficoltà, Francesco mi lascia all’ingresso ed è costretto a tornare indietro ed a trovare parcheggio a quasi un KM di distanza, per giunta in salita. Io mi trovo  sola a girare. Scopro che questo monastero ha una funivia  che porta dal paese  basso fino a qui, e un trenino a grimagliera, che mi sarebbe piaciuto prendere. Entro nell’ampio atrio che porta alla Cattedrale sui muri sono indicati tutti pellegrinaggi a Monasteri famosi nella cristianità, c’è anche Roma con le indicazioni delle strade che conducono a San Pietro. Dentro la Cattedrale è un trionfo di stucchi ed oro, la Madonnina nera quasi si perde sul tabernacolo. Faccio un giro e dietro la chiesa vedo una fila di gente in coda  per prendere l’acqua da una fontana. Leggo le indicazioni, questa fonte è chiamata “ l’acqua della vita”, considerata miracolosa. La gente riempie bottiglie addirittura taniche che porta via a casa, guarigione di tutti i mali sembra che quest’acqua compia miracoli. Io mi metto in fila ne bevo un sorso e ci infilo un braccialeto ed anelli. Privarsi di questa energia è da schizzinosi stupidi, penso, l’anno scorso era l’acqua dell’eterna giovinezza, quest’anno è l’acqua della vita…Per il prossimo devo attrezzarmi, meglio non spezzare la Catena! Questo posto è pieno di energia a prescindere da tutto quello che è stato costruito ed organizzato per sfruttare la  fede e  la sofferenza della gente. Arroccato su un cucuzzolo, questa  Madonnina nera, dai tratti arabi irradia energia positiva e forza, nascosta tra queste montagne con le rocce che la difendono e la proteggono, che assumano  tratti incredibili ed inquietanti. La natura spesso opera in maniera sovraumana, magica ed esoterica. Esco dalla Cattedrale e trovo Francesco che nel frattempo mi ha raggiunto  con Gilli, resto nel piazzale con il cane mentre lui va a farsi un giro. Usciamo che è l’una, non abbiamo idea, dove mangiare, ci affidiamo alla Signorina Mercedes che ci segnala e guida in un posto che ha un nome misterioso ma simpatico LA QUEIXALADA, con sottotitolo la  cucina di  Don Cagno. E’ un ristorante fuori dalle rotte turistiche che oltre i nativi non conosce nessuno. Arriviamo alle 13,30 e siamo noi ed un’altra coppia, penso di essere arrivata in un posto desolato dimenticato da tutti in un giorno di festa dove la gente è a casa  o al mare…..Invece tempo un’ora  ed il locale si riempie di gente, qui pranzare alle 14,30 è cosa normale. Il posto diventa allegro e chiassoso, intravedo attraverso un arco, lo Chef nella cucina che si sbraccia e coordina il lavoro di quattro aiutanti. Capisco che questo è un posto famoso per la cucina, lo Chef, il signor Don Cagno, deve essere una celebrità del posto.  Prendiamo il menù  e scegliamo per assonanza senza sapere cosa mangeremo. Per antipasto a Francesco arriva del Camon iberico alla piastra con  verdure grigliate. A me un coctail di scampi, a seguire   un  caciucco  buonissimo con cozze, vongole, un pescione, cannolicchi, e gamberi affogati in un sugo straordinario, mai mangiato niente di più buono, mi annullo nel sapore incapace di parlare, intingo il pane appena sfornato scuro e forte. Francesco ha lo sguardo beato per un maialino affondato in cimiciurri e peperoni. Non ci scambiamo nanche una parola questa cucina è buonissima. Per finire ordiniamo la Crema catalana, non potrei farne a meno. E’ qui Don Cagno ci sorprende ulteriormente, arriva  la più grossa  crema catalana che abbia mai mangiato, da noi la mettono in qui coccetti sfigatini piccoli, a noi arriva in un piatto di coccio  che portebbe contenere mezzo chilo di pasta. Lancio un “Uao” di gioia e segretamente ringrazio anche la Madonnina di Monserrat. Mai visto, niente del genere. La crosta di zucchero dura rimpie la superfice del  grande piatto affondo  il cucchiaio con devozione e scopro la crema più buona che abbia mai mangiato  per consistenza e dolcezza. Deliziati, finiamo il vino della casa bianco, il CARINEMA. Chiediamo il conto e paghiamo veramente poco, consiglio a chi andrà a Barcellona in macchina,  non perdere la visita al Monastero   con il pranzo alla Queixelada, a pochi Km, da lì. Torniamo in albergo e ci riposiamo per qualche ora alle 18,00 inizia la festa di Gracia a Barcellona, una vera e autentica festa spagnola, fatta da e per gli abitanti di questo quartiere. Arriviamo a Barcellona che sono le 18,00 trovar un parcheggio, è un problema, tutte le strade di accesso al quartiere sono chiuse, troviamo un parking e lasciamo la macchina. Il quartiere è grande una volta era un piccolo villaggio  ora inglobato nella città è caratterizzato  da una popolazione viva e coesa, che nel giorno di ferragosto decora ogni via e vicolo a tema, tutti gli abitanti partecipano e cercano di rendere unica la loro strada. Un esempio, all’inizio di un vicolo c’è una  gallina rossa  sospesa per aria, sulla via tutti pulcini e uova in polistirolo, sono bufussimi sono raccolti in cesti, steccati. Un’altra è dedicata a Spongebob per la gioia dei bambini, tutto in questa via ricorda un fondale maino, dalle finestre e balconi scendono polpi, cavallucci marini, gamberi, ostriche con gli occhietti, tutti  abbarbicati ad alghe verdi e turchine che riempiono tutta la strada. Avanziamo con dificoltà, siamo tutti a naso in sù e gli Oooooh di meraviglia si sprecano. Così come la via delle mille e una notte con  lampadari fatti da bicchieri di plastica dipinti  e metallizzati che  riproducono le meravigliose lampade arabe. Andiamo di via in via, con un crescendo  d’incredulità e meraviglia.  Francesco s’irrita in mezzo alla gente, detesta la confusione, io invece ne ho un bisogno fisico ed emozionale  amo  confondermi  nella  festa, far parte del popolo  mi riempie di gioia. Francesco sbuffa e mi rovina la festa, anche se  rimane stupito dalla sfilata  di strani personaggi vestiti come diavoli, che a un certo punto, accendono mortaretti  a girandole posti in cima a dei lunghi bastoni.  Le scintille ed il frstuono una volta accesi sono incredibili, i demoni si lanciano verso il pubblico ed un fuggi fuggi generale  tra risate  generali.  Mi diverto da morire avvolta da mille scintille  e dai tamburi che accompagnano il tutto. Mi sembra un Capodanno cinese dove sparano e fanno rumore per allontanare la negatività, qui deve essere qualcosa del genere. Francesco riprende, fantastico quando in circolo si accendono tutti e tra botti rumorosissimo si lanciano tra mille scintille sulla gente,  hanno un mantello con fiamme disegnate sul fondo,  un  cappuccio nero  corna rosse attaccate. Il profano della festa popolare scaccia guai e spiriti maligni. Il riso della gente  ritornata bambina suggella il tutto. Non vedo l’ora di rivedermi  nel filmato, sono ritornata bambina. Finito lo spettacolo, la festa continua tra le vie. In giro scopriamo che un gruppo irlandese  insegna le danze tradizionali Irish alla folla. Buffissimo gli abitanti di Gracia ballano in circolo le danze celtiche, loro che  hanno la Sardana. Il ballo li unisce e li trascina facendoli divertire fino alle lacrime, sembra  di assistere ad un rutuale di gruppo. Penso ai miei figli non mi hanno chiamato, è vero Ferragosto non è una festa, dove si scambiano gli auguri, ma se solo sapessero quanto mi  mancano è come avrei voluto averli qui con me per vivere insieme queste esperienze. Loro non possono affrontare le spese del viaggio stanno costruendo la loro vita hanno altre priorità, ed io non posso permettermi di portare tutti in viaggio, figli e consorti compresi.  Scrivo questi diari anche per loro, raccontare per condividere   con loro. Bando alle nostalgie, Francesco è stremato comincia a salmodiare in mezza alla confusione  “ quanta carne….” Quando dice questa frase, è il segnale che ha raggiunto il massimo della sopportazione. Io sono furiosa vorrei continuare a vivere la festa, ma dopo il salmo di Francesco la magia si è rotta. Lasciamo la festa, sarebbe ora di cena, ma oggi la pulperia è chiusa, ed infondo non abbiamo fame, ci rifuggiamo in un pub del Barrio, non è niente di che ma i ragazzi sono simpatici. Come spesso è successo nei nostri viaggi ceniamo con due birre qui in Spagna le  San Mighel ghiacciate e delle patatine; del resto la “ birra nutre e disseta “ come dice uno dei proverbi scritti sul muro dell’amata Birreria Peroni di Roma. Io continuo ad essere arrabiata, ma il ragazzio al banco è simpatico e non si può far a meno di scambiare qualche parola. Qui hanno un modo di fare simpaticissimo, ti parlano, con tale garbo ed allegria che in pochi minuti senza sapere perché gli racconti chi sei da dove vieni, dove stai e quando parti. Il tipo mi chiede di Roma, parla un italiano comprensibile, e mi chiede della squadra giallorossa, gli parlo del nuovo allenatore e mi dice che Louis Enrique aveva un cattivo rapporto con l’Italia da quando in una partita Tassotti gli ha rotto il naso e non è stato espulso. Mi dice che c'era stato un lungo periodo di odio verso il football italiano. Mi vede con la faccia preoccupata, e in un attimo mi sorride, mi dice che tutto è passato ora Roma e Barça sono legate. Mi dice anche che ha già comprato i baglietti per la partita di ritorno della" Coppa Del Re",  la partita di andata non è stata gran che, ma che comunque il Barça è più forte. Avrà ragione nella partita di ritorno, il Barça  vincerà con il goal del solito Messi, all’ultimo minuto. Lasciamo il pub, la rabbia è svanita, mi sento leggera, sarà perché ho bevuto due pinte senza aver mangiato…..Ma sto bene, Giriamo intorno alla colonna di Colombo e torniamo in albergo.
Ultimo giorno a Barcellona.
Prepariamo i bagagli, quelli che ci siamo portati  per questi  giorni gli altri ci stanno attendendo a Cap.
Salutiamo il nostro albergo a Terrassa ottimo, con ottimi prezzi. Arriviamo in città che sono le 10,00. Vorrei  comprare a   Francesco le espadrillas alla manual alpangatera.  Niente da fare raggiungiamo il negozio, ma Francesco non è dell’umore giusto, non trova il numero del colore che preferisce. Ritorniamo alla macchina e giriamo ancora un po’  per la città, questo  mi permette di salutare tutti i posti che ho amato in questi giorni, queli luoghi che diventano famigliari e che pur non visitandoli direttamente diventano i tuoi punti di riferimento.  Penso alla grande colonna con  Cristoforo Colombo che indica la direzione delle indie occidentali, è bellissima, per me è il centro, da qui partano i posti che ho visitato, giriamo intorno con la macchina, saluto e mando un bacino. Poi è la volta del grande grattacielo con  la farfallina  rosa e lilla in cima, saluto anche Lei. Mi piace accomiatarmi, è per me una forma di ringraziamento per avermi accolta ed accettata, esistono luoghi  che hanno  energia, li senti se sono ostili o benevoli. Un esempio per tutti Valencia ci aveva accolto qualche anno fa con dei draghi cattivi e feroci posti sopra un ponte, da lì la nostra permanenza a Valencia è stata  difficile. Una città che non ci ha accettato e da cui siamo scappati in anticipo, qui invece ci siamo sentiti amati e protetti. Dovendo raggiungere entro le 15,30 Capa d’Agde decidiamo di andare a pranzare  al posto indicato dagli italiani due sere prima. Il posto si chiama la “ PARADETA” nel quartiere Sitges C/ Sant Pere al n° 24, ci hanno raccontato che è un posto vicino ad un mercato dove vendono il pesce come una normale pescheria, salvo poi te  lo cucinano al momento. Raggiungiamo  il posto con qualche difficoltà, il grande mercato coperto è in ristrutturazione. Il posto è una vetrina su strada ed è ancora chiuso, aprirà alle 12,00. Né approfitta Francesco per avvicinare la macchina che abbiamo lasciato a circa un KM. Io rimango seduta con Gilli sul marciapiede. Fa un caldo incredibile ci saranno quaranta gradi, troviamo riparo in un portone aperto. Penso  a quanto amavo da ragazza il caldo, lo scirocco siciliano mi dava le vertigini con i suoi profumi e la sua afa. Ora a distanza di anni non resisto. Francesco arriva dopo una mezz’ora, il negozio ha aperto ed è già entrata una coppia. Ci mettiamo in fila e scopriamo che il negozio sembra proprio una pescheria, ha i banconi con il pesce in vista, una bilancia e le classiche bustine della spesa. Guardiamo come funziona spiando i clienti davanti a noi, questo ci permette di capire e vedere i prezzi. Quando tocca a noi, abbiamo le idee chiare ordiniamo una seppia da fare grigliata, ci prende dal cesto un mostro preistorico che pesa un accidenti ma che costa al kilo pochissimo. Poi dei pesciolini piccoli che ci faranno fritti, anche questi tantissimi a prezzi  irrisori, prendiamo poi  dei gamberi e dei cannolicchi. Ci ordiniamo del vino bianco  patatine fritte e insalata. Quelli dietro il banco della pascheria, pesano il pesce ci fanno il conto, poi li passano su dei vassoi alla cucina che è dietro un arco. Ci danno quindi un numero dicendoci di occupare il posto e di stare attenti, quando il nostro pesce sarà pronto, ci chiameranno con il numero. Ci accorgiamo che il locale è grande si apre con una sala con tavolini e sedie in un ambiente che sembra una taverna per pescatori. Passa qualche minuto e ci chiamano  con il nostro numero il primo ad uscire è il mostro marino, la seppia, fatta alla griglia. Posta su una grande piatto è ancora più impressionante, ma la vera meraviglia è che è la cosa più buona che ho mangiato in quest’anno appartenente alla famiglia dei pesci. Non è collosa dura, è morbida, appetitosa, la divoriamo in cinque minuti e ci guardiamo aspettando di essere nuovamente chiamati, nel frattempo il locale si è riempito e quasi tutti hanno già mangiato la prima portata, siamo tutti con il numero in mano pronti allo start in attesa della chiamata. Francesco ha una falsa partenza  scatta  con un tizio, ma il piatto non è quello nostro. In realtà non ha neanche sentito il numero, è partito e basta. Sta per ritornare al tavolo quando sento il nostro numero, chiamo Francesco che si precipita al bancone, torna con un vassoio  con due piattoni di pesciolini fritti, e in un altro di gamberi e cannolicchi. Questo posto è davvero fantastico abbiamo speso una sciocchezza e dabbiamo mangiato in quantità  con del pesce freschissimo cotto al momento, una vera specialità, una meta per chi va a Barcellona, da visitare. Usciamo dal locale che sono le 13,30, nel momento in cui arriva la gente del posto, usciamo con la fila fuori  dal locale. Ritorniamo alla macchina, ci vorrebbe una siesta, ma dobbiamo partite, bisogna arrivare in Francia a Le Cap entro le 15,30 per ritirare le chiavi del nostro appartamento e recuperare le nostre valigie. Mi dispiace lasciare questo posto, la Spagna l’avevo scoperta con Sant’Ander, poi con Valencia  ed il giro lungo tutta la Comunidad Valenciana fino ad Alicante. Questo posto è diverso, tradizione e modernità convivono senza conflitti, si rispettano e si fondono insieme. L’allegria essenziale che racchiude questo posto favorisce l’armonia tra le persone, e i luoghi. Non è tramautico passare dal Barrio Gotico ai grattacielii del Diagonal del Mar, o dalle lunghissime Ramblas ai mega centri commerciali.
 Cristoforo Colombo è sempre la in alto continua a indicare con l’indice   la via per le Americhe, ma dubito che qualcuno voglia seguirlo, seduti sulle   infuocate strade di Barcellona, si vede il mondo che sfila, si ride, si scherza, si balla,  si ama con passione, si mangia e si beve con gusto. Non c’è alcun motivo di andare  in cerca di un nuovo modo, se qui c’è né uno fantastico, non c’è alcun motivo  di  partire da qui.
Alle cinco della tarda, siamo in Francia. 
               

p. s.  Barcellona è una conchiglia meravigliosa, portala all’orecchio del cuore e sentirai queste parole…..

M’hanno portato una conchiglia.
Dentro le canta
un mare di mappa.
Il cuore
mi si riempie di acqua
con pesciolini
d’ombra e d’argento.
M’hanno portato una conchiglia.


Come sempre, grazie, a tutti quelli che mi vogliono bene.
Agosto 2011.
ui avviene quello che chiamo  Q

venerdì 16 settembre 2011

“Douce France”

Diario

Eccoci siamo di nuovo in vacanza………
“Douce France”

Siamo nella zona del bojolet, vigneti a perdita d’occhio viticoltori con  Poderi che qui diventano Chambre d’Hotes, (qualcosa di più di un B&B , e qualcosa di meno dell’ albergo , un agriturismo di lusso) dormi in antiche dimore in pietra, ceni con la famiglia che ti ospita, insieme ad altri ospiti, il tutto rilassandoti con il magico elisir rosso, fruttato, giovane e morbido. Noi troviamo posto tramite l’ Ufficio Turistico del paesino, ci prenotano dai Romanard, disponibili ad accoglierci per la cena e per la notte. Il paesaggio è bellissimo vigneti a perdita d’occhio, accarezzati da un sole caldo che volge al tramonto. Dopo aver girovagato per un po’ tra le campagne alla ricerca del posto, riusciamo a trovare un cartello che ci indica il podere. La casa è bellissima.
Gilli apprezza, e si rilassa in piscina sotto una cascata di begonie dai colori pastello, noi ci allunghiamo sulle sdraio, appoggiate su un muretto di fiori dai mille colori.
Gilli si riposa dopo 13 ore di viaggio ininterrotto dentro la sua cuccetta da viaggio. Fa  conoscenza con il cane dei Romanrd e per sgranchire le zampette si concede una corsetta nel patio con il nuovo amico. I  Romanard sono affettuosi e ospitali e cercano di metterci a nostro agio parlando un po’ di italiano.
 Ci accorgiamo che  per loro  siamo degli eroi, siamo venuti da Roma. Il  solo nome induce entusiastiche esclamazioni di meraviglia. Buon segno, qui di Italiani ne arrivano pochi per fortuna…. Ci fermeremo solo una notte il tempo di una degustazione. L’esterno di questa dimora è un tripudio di fiori. Ceniamo tutti insieme, i due padroni di casa ai due capotavola e da un alto all’altro gli ospiti: noi ,dei belgi e un’amica di famiglia , al centro varie annate di Bojolet; qui non c’è traccia ACQUA c’è solo un bicchiere richiesto espressamente da un ospite , qui si ci disseta  solo con il  vino.
 La padrona di casa ha cucinato per noi,  delle polpette di formaggio pannoso  e morbido su un tappeto di insalata croccante come antipasto, funghi colti dal padrone di casa nel bosco e cotti nel burro  con un’arrosto di vitella morbido e succoso. Poi una torta ( pan di spagna basso)con sopra le fragole della casa (piccole e dolcissime) condite con zucchero e limone.
Diventiamo grandi amici con Bernadette e Michel, belgi, anche loro in vacanza, con  l’altra coppia ….bè  meglio dimenticare. Lui belga provolone e pesante, mette in difficoltà me e tutta la comitiva  e come se non bastasse dopo aver bevuto diversi bicchieri il tizio diventa insopportabile. Io e Francesco dopo aver terminato, scappiamo in camera. La mattina dopo ci affacciamo sullo splendore della campagna.  Facciamo colazione con gli altri ospiti, per fortuna il tipo pesante è ancora preda del sonno, poi i saluti , acquistiamo il vino e si parte alla volta della Loira, dopo aver fatto qualche foto con i nuovi amici.
E’ un viaggio lungo , il navigatore della Mercedes ci confonde un po’, e ci fa fare qualche giro di troppo, la verità è che noi siamo potenzialmente imbranati e non è molto chiaro il navigatore. Nel pomeriggio arriviamo al parco del Castello di CHAMBORD.
Facciamo un giro nel castello, c’è tanta gente e prima di entrare scopro che quella sera ci sarà la replica della Carmen, location stupenda all’esterno del castello, provo a convincere Francesco, ma i 40 euro e il genere non proprio in sintonia con le sue scelte musicali mi fanno capire che non la spunterò, ed infatti rimarrà un sogno. Il castello dentro è un po’ triste come tutti i castelli, ritratti, letti a baldacchino e tappezzerie coordinate, mi stupisce la grandezza dei letti, sono piccoli, dovevano essere dei nanerottoli.
Scopro che il castello richiama il Rinascimento Italiano , il proprietario re Francesco I dopo aver vinto in Italia , e rotto le scatole un po’ a tutti da Mantova ( Isabella D’Este ne sa qualcosa ) a Ferrara , a Venezia, al  Papa  a Roma…..Riporta in Francia quello che ha visto e fa costruire il Suo castello. Qui risiederà pochi giorni……Sembra che abbia partecipato al progetto anche Leonardo da Vinci che dopo la disfatta di Milano diventerà…….Francese.
Il Parco è bellissimo a perdita d’occhio. Dopo aver girato per il castello aver visitato il negozio di shopping, partiamo alla ricerca di un b&b , incomincia a diventare tardi e dobbiamo trovare da mangiare e da  dormire ….come sempre in ogni viaggio lasciamo la sistemazione alla sorte. La guida ci tradisce , proviamo in alcuni B&B ma o non c’è posto , o noi non piacciamo e ci liquidano in fretta o proprio non esistono più. Siamo sconsolati ,  non prenotare ti rende libero , ma anche esposto a saltare la cena e dormire in macchina. Siamo quasi  rassegnati quando ci accorgiamo che proprio all’angolo dell’ingresso del parco c’è un insegna di b&b.
Il posto è fantastico, il Santo protettore dei viaggiatori ha compiuto un altro miracolo: persone adorabili, una casetta tutta per noi , lago con anatre dalla testa verde scuro, un prato verdissimo, cavalli ( tanti ,ci sono anche alcuni di passaggio in viaggio come noi). Gilli è entusiasta , corre punta qualsiasi cosa è attratta dalle anatre, c’è pure il salottino di mamma in ferro battuto bianco, quello che ricorda la mia infanzia a Cefalù e che non voglio venga buttato nonostante sia tutto arrugginito.
I proprietari, gentilissimi, ci prenotano un ristorante super. Posto eccentrico sono tutti gay di origine italiana, fantastici per gusto e raffinatezza. Sbagliano le portate, ma ci dice benissimo… Francesco si spara un filetto da mezzo chilo ed io un’ entrocote  fantastica, (mortificati per l’errore ci fanno pagare per quello che avevamo ordinato, praticamente la metà…..), segue poi torta… TARTATATAN ,scopriamo un dolce fantastico, accompagnato dall’amico di sempre, l’egregio ARMAGNAC.
Torniamo alla nostra casetta e dormiamo meravigliosamente. La mattina  dopo una colazione a base di marmellate cornetti e latte , facciamo una  passeggiata per salutare il posto veramente bello e ripartiamo , Gilli ci lascia un pezzo di cuore, adora questo posto.
Ripartiamo e dopo un attacco di paura , ansia e paturnia , ( è una valigia che nonostante tutte le cure mi porto sempre dietro da anni) correndo lungo una strada provinciale ricoperta di papaveri rossi, Francesco mi porta a Parigi. Non era previsto è una sorpresa e non riesco a capacitarmi di essere qui.
Prima tappa al Louvre , dove Francesco ….no, no devo fare un rigoroso passo indietro, questo avviene nel pomeriggio. Dicevo dopo aver corso lungo la strada dei papaveri arriviamo alla Cattedrale di Chartre uno dei pilastri della terra. Energia che scaturisce dalle guglie gotiche , a cui guardia sui pinnacoli ci  sono i gargoil esseri buffi e minacciosi che uniscono il lato sardonico a quello pauroso, tipico degli esseri fantastici  e mitologici. La Cattedrale è di pietra chiara , non è minacciosa e lugubre.
Bellissima e splendente , ricca di intarsi e statue. Fotografiamo il nostro Gargoil ( la nostra Gilli) in posa sui gradini d’ingresso.
Dentro nell’oscurità gotica vi sono  enormi vetrate multicolori  ed una reliquia unica Il Velo della Madonna… Quello che indossava  quando arrivò l’Arcangelo Gabriele a sconvolgere la Sua vita ed ha cambiare per sempre quella del mondo. Mi commuove trovarmi di fronte a questa reliquia, penso ad una ragazzina frastornata dalla grandezza della storia, l’arrivo di un bimbo che  non sarà mai Suo e che amerà di un amore struggente e silenzioso. Non mi importa se questa reliquia è la solita ciofeca medioevale ad uso e consumo di una popolazione ignorante e paurosa, parla della grandezza di una donna, della sua maternità, di un figlio difficile  da curare ed amare. E’ infondo una lectio difficioliorum  , il non aver addomesticato la storia, lasciandola  così poco razionale, depone tutto sommato a suo favore.
 Mi  affido ed affido tutti. Chiedo serenità, sarò ascoltata a breve. Il posto emette una bella energia, placa i miei attacchi di ansia e di panico e mi dà coraggio. Dopo aver acquistato i souvenir indispensabili gargoil a gò-gò ed altri oggetti. Ripartiamo.
Torniamo a Parigi ed al Louvre, arriveremo nel pomeriggio. Qui sotto la piramide di vetro (anche questa  un punto energetico) Francesco tranquillizza le mie ansie ed il mio panico. I suoi  gesti d’amore sono  profondi e mi commuovono, e’ un grande. Mi sento protetta ed al riparo sotto questi influssi energetici, prima La Signora di Chartre poi la piramide. Gli giro intorno, non ho il tempo di vedere il museo , ma scendo come se dovessi visitarlo, entro solo nel negozio dei souvenir e prendo la mia piccola Monna Lisa . Esco e scopro che la nuova attrazione del Louvre è Gilli fotografata da tutti ,in posa vicino alla piramide di cristallo . Che meraviglia siamo entrati nel cortile del Louvre ascoltando un artista che sotto una delle volte  suonava con una viola l’Ave Maria di Schubert, il suono dolce e vellutato mi fa ripensare a quel Velo……
Entusiasta mi lascio guidare  da Francesco per Parigi passiamo  dagli Champ d’Elises  per raggiungere Notre Dame .
Almeno questo è nelle intenzioni belle e dolci di Francesco che seleziona sul navigatore la chiesa ……Peccato che qui quasi tutte le chiese sono dedicate alla Signora! Giriamo per 5 Km a piedi per scoprire che la chiesa selezionata è un delle tante che portano questo nome. Sono felice comunque , aver messo da parte i miei stata d’ansia è una gioia così grande che anche camminare in lungo e il largo è bello. Quasimodo può aspettare. Torniamo in macchina e dopo aver fatto un traffico pazzesco arriviamo a Pigalle  e passando sotto il Moulin Rouge . Trovare un albergo può essere un’impresa ardua a Parigi , ed invece noi riusciamo trovare posto ad un IBIS.
Lungo la strada faccio varie riprese e non mi accorgo che la cosa non è gradita dai parigini,  rivedendo il filmato  mi accorgo che un negrone seduto ai tavolini di un pub sulla strada mi fa segno  di spegnere la telecamera.  Pigalle è un quartiere particolare , con frequentazioni varie. Arrivati all’albergo ,il problema è Gilli. Nel garage decidiamo di nasconderla in un trolly opportunamente e simultaneamente svuotato. Confido nella mia piccola, peccato che la valigia cammina da sola, prendiamo coraggio e facendo finta di niente entriamo in albergo ,io mi infilo subito in ascensore  e salgo. Arrivata in camera finalmente libero Gilli dalla valigia, è stata bravissima , qualsiasi altro cane avrebbe ululato, così oltre che camminare da sola , la valigia abbaiava.  La lascio muovere per la stanza. Il trolly-cane è uno dei momenti mitici di questo viaggio , come  quando Francesco  al ristorante di Chambord  cercava di bere un coktail offerto dai ristoratori da quello che era un cucchiaino e non una  cannuccia, o io che alle 10 mattina incuriosita dal distributore di minestre liebig in autostrada , mi faccio un minestrone di legumi bollente in piena estate.
Dopo aver lasciato Gilli da sola in camera, usciamo per vedere la Parigi notturna. Con un Taxi, preso e fermato al volo, andiamo al Place Pigalle a  la Vie Lumiere.
Camminiamo sotto il Moulin Rouge  ed altri locali , entro in un sexy shop e scopro che qui è frequentato con assoluta  normalità e gaiezza, anche i commessi sono normalissimi e non sono solo uomini. Incontro una commessa italo francese , una ragazza normalissima e tranquilla , vestita in tuta , che mi aiuta a scegliere un ricordino non  tranquillo ma molto divertente, la Pink Butterfly . Ceniamo  ad un  pub alle  23.30. Sono stanca , quante emozioni, sentimenti …rientriamo in albergo all’una di notte. Gilli è tranquilla e mentre ci mettiamo a dormire ci accorgiamo dell’inutilità di mettere il cane in valigia, leggiamo nel foglietto dietro la porta della stanza  che l’Ibis accetta i cani con un piccolo supplemento! Ci svegliamo a Parigi , un sogno…. la mattina è un po’ grigia , e con Gilli fuori dalla  valigia , andiamo a fare colazione in un Bistrot con le valigie disseminate lungo il marciapiede. Dopo la colazione riprendiamo la macchina e andiamo a vedere la vera Notre Dame de Paris.
Quella vera bellissima , proprio quella di Quasimodo e della corte dei miracoli. Vista da fuori non è così immensa.E’ dentro che ti senti in una FANTASTICA cattedrale gotica , guglie altissime vetrate dai mille colori , gargoil minacciosi  e grotteschi. Strani portali  uno dei quali con una serie di personaggi che sembrano re tutti allineati e seri tranne una, questo re ha la testa mozzata e la regge nella mano, ancora non sono riuscita a capire chi è e cosa rappresenta. La lettura della cattedrale è difficile disseminata di segnali, indizi, messaggi, avvertimenti del mondo “oscuro”. E’ tenebrosa scura profonda , entro un attimo , ma non riesco a cogliere quello che c’è da vedere. Ci vorrebbe un’intera mattinata.
Certo non faccio fatica ad immaginare come Hugo abbia potuto ambientare in questo posto la sua incredibile storia.
Riprendiamo la macchina e ripartiamo alla scoperta di Parigi.
Passiamo per la Senna , Parigi è tutta bianca bellissima, vedo il Battlemouch, giriamo a sinistra e stupefacente passiamo con la macchina sotto la Tour Effeil. Incredibile non riesco a trattenere la gioia ,un  “uao” a pieni polmoni che  rimane registrato nella videocamera. La torre di ferro è un oggetto essenziale ma fantastico ed enigmatico. Una misteriosa antenna puntata verso il cielo, un Obelisco moderno , ma intatto nel suo significato magico.
 E’ strano il potere che emanano gli oggetti , qualcosa che ci investe e  ci coglie in maniera sottile e nascosta, non sempre percettibile , ma sempre presente e costante. Ok fatto ora siamo pronti a lasciare Parigi, la Iside nascosta , la città delle donne mi ha accolta benevolmente abbracciato e restituito al mondo fiduciosa e finalmente tranquilla non lo dimenticherò mai.
Ed ora direzione Alta Normandia, Giverny e Monet ci aspettano.
  Arriviamo che sono le 14,00, Giverny è un piccolo villaggio, una piccola perla nella regione dell’Eure, al nostro arrivo è investita da un sole fantastico.
Ci fermiamo a mangiare al ristorantino acchiappa turisti, ma non è male. Ha una bella terrazza esterna con grandi ombrelloni verdi e tantissimi fiori, l’ambiente è rilassante. Mangiamo bene, beviamo un ottimo vino, il cameriere è ombroso, ma simpatico, infondo questa è gente del nord.
A pancia piena ed allegrotti , situazione indispensabile per far digerire a Francesco un tour turistico, arriviamo alla casa di Monet.
 La  prima impressione è di trovarsi in un quadro vivente. Il  giardino, è un tripudio di fiori, colori, profumi , paesaggi. Monet ha costruito la sua modella preferita , la natura. Ha preso questo posto, un terreno con un ruscello e l’ha modificato plasmato. Una squadra di   giardinieri  hanno seguito la sua visione fantastica. Ed ecco che una casetta di campagna, diventa una casa delle favole immersa in un fantasmagorico caleidoscopio di colori e profumi. Rose, iris, rododendri, felci, gelsomini, fucsie, gerbere, margherite, glicini, tulipani, tutto e di più, profumi che si mischiano e si confondono nella testa. Non dimentico le meravigliose ninfee, adagiate sul laghetto, si dondolano sotto ponticelli giapponesi, è estate non ce ne sono molte e sono forse un po’ sbiadite, ma l’emozione è intensa. Emozione analoga ma del tutto personale nel trovare tra i fiori, un cespuglio di Phiolodelfo, i fior d’angelo della maestra delle elementari di Reggio .
Stare qui è incredibile, Se guardi intensamente la magia è assicurata, entri nei quadri ti sembra di passare fra le pennellate dei colori ad olio , sotto la mano del pittore.
Sono stupefatta per  questa creazione , percorro  vialetti di bambù , i minuscoli boschetti che fanno ombra al ruscello ,ne esco per arrivare sul ponticello scenografico che si affaccia sul laghetto, è pieno di turisti, ma non me accorgo , sono dentro un quadro non voglio perdere questa occasione. Un solo rimpianto non aver visitato la casa  dove l’artista visse dal 1883 al 1926 per 43 anni dipingendo 200 indimenticabili, quadri. Francesco non regge a tanto ed esco a malincuore. Anche se una capatina al negozio di souvenir non me la faccio scappare. Ripartiamo , infondo dobbiamo trovare un posto dove dormire  stasera saremo  nella Normandia meno addomesticata e selvaggia. Per Francesco che anela alla confusione di Cap, la Normandia  è un posto morto  dove fa anche  un discreto freddo.
A me affascina, il vento del nord soffia fresco e tagliente, la luce è incredibile, cerchiamo un posto sul mare . Lo troviamo all’Ibis di una piccola cittadina in riva all’Oceano. Sono rapita dal posto aspro selvaggio , sono le 21,40 ed il sole è ancora alto  sull’orizzonte, con raggi che vanno dal rosa fucsia al violetto, su un mare azzurro e mosso. Saliamo in camera , ora sappiamo che i cani possono entrare, e Gilli fa il suo ingresso trionfale in camera senza passare dalla valigia. La nostra finestra si apre su un panorama fatto di Tramonto , Oceano e tipica abitazione della Normandia. Sono  edifici conici con tetto in paglia , una diversificazione di quella irlandese , ma gli elementi sono gli stessi anche se questi sono più magici e spettacolari.

         

 Ancora qui non è stagione estiva , fa freddo , c’è poca gente, l’estate arriverà a metà luglio, e manca un mese. Le abitazioni  per me sono un’attrazione , sono bellissime. La cosa divertente è che Francesco  pensando che la stanza che ci avevano dato è la casa  in riva al mare, ( qualche problema di comprensione con un francese diverso da quello della costa sud al quale siamo abituati) tenta più volte di aprire il cancello della dimora Normanna, quasi scassinandola, accompagnando il tutto da un nutrito calendario gregoriano. Per fortuna dopo ulteriore passaggio alla reception, capisce, ed ora la guardiamo dalla nostra finestra .
E’ tardi  dobbiamo trovare da  mangiare , ma non resistiamo a fare un giro sulla spiaggia , lunghissima disseminata da boe. Qui c’è la faccenda delle maree , ed in questo periodo è bassa , regalando un’ampia e  lunga spiaggia. La sabbia è bagnata ed il vento del nord ci colpisce , fa freddo ma è bellissima. Sono le 22.00 ed andiamo in giro a cercare un posto dove mangiare, inutilmente …..Siamo al nord qui si cena alle 19,00. Troviamo un posto che sta chiudendo  e nonostante  le nostre richieste ci mandano via.  Qui la gente è poco socievole, abituata a cenare presto.
 Rimaniamo senza cena non è la prima volta, ma io sono incazzata come tutte  le volte. Però sono le 22,30 il sole è tramontato ma è ancora giorno. Torniamo in albergo, a nanna senza cena. Dormita meravigliosa accompagnata dalle onde dell’Oceano e da una luna bellissima. La mattina ci buttiamo sulla colazione, io risalgo in camera e Francesco porta Gilli sulla spiaggia , li vedo dalla finestra sono bellissimi li amo da impazzire , corrono e si rincorrono in un panorama magico. Gilli insegue granchi e paguri che rimasti spiazzati dalla bassa marea cercano di ritrovare l’acqua, Francesco fotografa tutto, ed io dalla finestra riprendo i miei bimbi di nascosto mentre giocano. Preparato tutto mi confondo anche io nel gioco sulla spiaggia, è bello pensare che sto camminando su quello che fra qualche giorno sarà un fondale marino. Le boe che sembrano abbandonate sulla spiaggia presto gallegieranno  sull’acqua in un ciclico ritorno del mare.
Si riparte abbiamo tappe forzate , ci aspetta Monts San Michelle.
 Dunque noi non siamo normali. Monts San Michelle è un bel posto, romantico , magico, meta di coppie in viaggio di nozze…. ma a noi sembra finto, sarà per l’imbarazzante transumanza di turisti che affollano le strette e tortuose viuzze che salgono, sarà che qui ci sono solo negozi turistici, e che la gente del posto è finta come il posto. Avremmo dovuto seguire le indicazioni della guida e rimanere fino al tramonto quando tutti vanno via e la rocca diventa una piccola isola, isolata ed inespugnabile . Invece sono le 11,00 e c’è il massimo del delirio. Ci affacciamo dalle balconate e cerco di astrarmi dal contesto , di fronte a me ci sono i campi bagnati appena restituiti dalla marea che tornerà a coprire tutto in serata. Ci provo  ma niente da fare , scappiamo, rinunciamo a vedere anche la Cattedrale chè  so fantastica, non c’è niente da fare non resistiamo. Torniamo alla macchia e ci accorgiamo che l’avevamo lasciata proprio nel posto che da lì a poche ore sarà  coperto dal mare. Ecco perché era libero , è molto buffo vedere un cartello che avverte a quale ora devi  spostare l’ auto se non vuoi vederla galleggiare .
Ripartiamo è quasi mezzogiorno e come al solito dobbiamo trovare da mangiare e da dormire
In questa parte della Francia, Francesco non riscuote molto successo , si è rapato, porta il giubbotto di pelle , abbiamo una macchina  tamarra……Insomma è un problema trovare visi accoglienti e ben disposti. Comunque troviamo da mangiare in un posto incredibile. Si chiama “ Il covo dei pirati” infondo siamo diretti a San Malò…….E’ lungo il mare ed è una specie di casetta anonima. La meraviglia è varcata la soglia, scopri che sei  arrivata nel regno del Dio Nettuno. Cesti traboccanti di frutti di mare, crostacei, e pesce crudo. I proprietari  hanno l’allevamenti di ostriche, cozze e le barche per andare a pesca. Sono produttori e rifornitori di tutti i ristoranti della zona. In questo piccolo scrigno con € 30,00 puoi prendere un numero indefinito di crostacei,ostriche, soutè di cozze, patatine fritte ( fritte al momento e tante )con una bottiglia di vino bianco a scelta, ghiacciato. Il tutto per due persone.
Rimango abbagliata dalle forme e dai colori delle conchiglie , dai crostacei, ci sono gamberoni reali, scampi, aragoste, gamberetti, tartufi di mare, granchi e altra roba di cui non conosco il nome. Ci mettiamo seduti, l’odore è quello pungente delle reti , del grasso delle barche, del gasolio, e di pesce tanto pesce. Siamo eccitatissimi per la scoperta che abbiamo fatto, questi sono i piaceri quando viaggi senza programmi , senza guida, scopri posti incredibili, eccezionali. In queste occasioni ti senti viaggiatore e non turista.
 Rifocillati alla grande ed avvinazzati ancora di più ci dirigiamo verso San Malò. Forzo Francesco lui vorrebbe saltare è ripresa la fregola di arrivare il prima possibile a Cap. Ma io non rinuncio. San Malò era un covo di pirati a cui i reali di Francia concessero il territorio come porto franco e rifugio, per rendere i Pirati gente stanziale. La cosà riuscì ed i pirati si ritirarono a vita privata godendosi i bottini rubati. Il posto è molto carino , circondato da bastioni, si accede attraverso le porte in pietra. Le macchine non possono girare e rimangano fuori in un ampio parcheggio a pagamento. All’interno ci sono una serie di stradine tortuose che portano al molo. Io non resisto ed entro nel primo negozio che trovo meglio non perdere tempo. Infondo sono in Bretagna devo comprare qualcosa . E’ infatti prendo una giacca da barca bellissima , cerata esternamente con dentro il cotone a righe che fa tanto marinaio. Prendo anche altre piccole cose , l’umore di Francesco è sempre più nero, si lamenta del vento forte e fresco , forse troppo fresco .
 Ma io continuo, chiaramente non riesco a mangiare o bere nulla ma almeno mi giro San Malò. Attraversando i bastioni si arriva al porto e da lì ad una ampia spiaggia che conduce  dopo circa un km. ad un forte  che si trova proprio di fronte ai bastioni. All’inizio mi sembra singolare il forte posto infondo alla spiaggia, poi mi accorgo che quella che per me è una semplice spiaggia , in realtà la vedo così solo perché c’è  la bassa marea, Di lì a poche ore dove sto camminando ridiventerà mare ed il forte si troverà isolato in mezzo all’acqua. Fantastico ! Qui la faccenda delle maree si può toccare con mano, anzi con il piede, la piccola isoletta formata dal forte, oggi con la bassa marea si può raggiungere a piedi. Io mi butto e vado , Francesco è irritato non gli và e resta a guardare. Chiamo dalla spiaggia  Gilli che mi corre incontro impavida, sfidando il vento forte e il mare, meravigliosa.
         
Insieme giochiamo a ricorrerci, non raggiungo il forte e  questo rimarrà un’altro dei grandi rammarichi di questa vacanza.  Resto sulla spiaggia con Gilli a fare qualche foto , avrei voluto tanto raggiungere il forte , capisco la fretta , il vento forte e freddo ( io con la mia giacca nuova sto una meraviglia ) ma è un peccato. Mi rimane la foto del Forte adagiato sulla spiaggia con la bandiera francese ed il cartello che consiglia di tornare per tempo se non si vuole passare la notte al forte nell’attesa che ritorni la bassa marea. Con un po’ di rabbia torniamo alla macchina, Francesco è infreddolito ed accetta di fare una capatina per comprare anche lui la giacca bretone. Infondo per tutto il viaggio non abbiamo fatto altro che sentire avvertimenti dal navigatore che ci annunciava “ burrasca”. Effettivamente giugno 2010 sarà ricordato come l’anno dell’alluvione in Francia.
 Ci rimettiamo in viaggio puntiamo all’interno della Bretagna verso la foresta di Merlino. Francesco è deciso ad arrivare in serata nei pressi di Broceliande , io sono preoccupata perché incomincia ad essere tardi e come al solito non sappiamo dove mangiare e dove dormire. Questa volta ci viene in aiuto la signorina del navigatore  che ci guida in un albergo proprio sopra la foresta. Questa volta dobbiamo fidarci ed adattarci non abbiamo guide e non sappiamo dove andare. L’albergo è strano è in una via interna e tutto sembra meno che un albergo, è una casa su tre piani. Suoniamo al campanello della porta  ci viene ad aprire una giovane signora incinta e con un bimbo piccolo, io sono sempre più dubbiosa. Dubbi che vengono fugati quando la signora ci fa vedere una stanza dignitosissima con un grande bagno, non fa neanche storie per il cane in camera. Il tutto € 30 in due + cane con prima colazione inclusa. Il navigatore è stato grande, posto da segnalare per chi vuole andare alla scoperta della foresta di Merlino. Lasciamo le valigie e ritorniamo lungo la strada dove avevamo visto   un ristorante molto carino.
 In effetti è stupendo, ai piedi del lago ( quello di excalibur). Entriamo in questo posto che in origine doveva essere una locanda di cacciatori. Bellissimo, molto curato,  al centro della sala principale  troneggia un testone di cinghiale ( quello di Asterix per intenderci,  sicuramente  in queste foreste ce ne devono essere parecchi) .Qui mangio la più buona terrina di Patè de fuagrà, Francesco non capisce bene il menù  e si becca un Piccione cotto nel latte con una mela, non rimane molto contento anche se è di bocca buona e mangia tutto. Io mi prendo una delle ciucche più straordinarie della mia vita, bevendo un rosso della Loira.
La sbronza allenta i miei freni inibitori, dò spettacolo e Francesco si diverte un mondo. Il posto è bellissimo il verde della foresta è brillante,  un’ Abbazia si specchia in un morbido e trasparente lago grigio ed azzurro circondato da una foresta con alberi altissimi. Sono le 21,30 di sera e sul lago ci sono ancora gli ultimi raggi di sole. Decidiamo di fare un giretto a piedi lungo il lago, è ancora giorno, pioviccica ed io ho bisogno di smaltire l’alcol.
 E’ un posto  fiabesco, qui si dice si riuniscono ancora i Druidi . Mettiamo le giacche comprate a San Malò con i cappucci tirati sulla testa , potremmo sembrare anche noi dei sacerdoti druidici, c’è anche Idefix, forse Gilli è più grande  del cagnolino di Obelix mai i colori sono gli stessi. Lei è contentissima corre felice, la pioggerellina esalta gli odori e lei ne è entusiasta.

Lungo il bordo del lago sentiamo starnazzare, è una Anatra circondata da 13 piccoli anatroccoli che sguazzano felici dietro la mamma, che non li perde mai di vista. Sono incredibili, i piccolini starnazzano e giocano facendo dei saltelli nell’acqua immergendosi e ritornando subito su. E’ incredibile come queste scene normali , diventano straordinarie per chi vive in un contesto urbano e dove immagini del genere sono solo dei cartoni animati o dei documentari naturalistici. Rimaniamo rapiti da questa scena seguiamo la famigliola . Gilli a questo punto scopre la sua natura di cane da caccia, alza la zampetta allunga il collo e si atteggia da cane da punta. Arriviamo appena in tempo per fermarla prima che si butta nel lago per acchiappare qualche anatroccolo starnazzante. E’ fantastico, è ancora giorno, l’aria è leggera , ferma, la luce del tramonto colora tutto di una luce magica. La mia imbarazzante sbornia si placa, incontriamo seduti a bordo lago una coppia di ragazzi con una bottiglia di vino rosso, festeggiano , si amano.
Sono le 22,30 è ancora giorno, torniamo in albergo dove è tutto aperto portone , porta interna , senza persone a controllare, qui non tocca niente nessuno. Mi addormento e faccio sogni da indovino, l’energia del posto mi conquista, morte-rinascita, fine–inizio tutto si mischia nel sogno che si conclude con una vittoria finale della Vita. La mattina dopo aver fatto colazione in una sala che manco a dirlo si chiama la sala della tavola rotonda. Tutto qui ricorda la vicenda di Merlino e del ciclo Arturiano .Ma ora per capire il posto dove ci troviamo bisogna fare qualche cenno sul mito……
“Una leggenda per sognare..

Merlino, senex tanto amato e ricercato da tutti coloro che non si fermano alle apparenze.

Era figlio del diavolo e di una vergine, combinazione meravigliosa per le opportunità che offre, e utilizzava i suoi poteri a fin di bene: conosceva il passato e il futuro, vedeva ciò che era nascosto, poteva spostarsi a velocità infinita e prendere qualsiasi aspetto.

Né uomo, né dio, ma consigliere, indovino, mago e profeta. Insegnò a re Artù a unire e governare il suo paese; lo spinse a fondare la Tavola Rotonda e a iniziare la ricerca del Sacro Graal. Merlino non fu però mai cortigiano, il suo regno rimase la foresta dove si ritirò per meditare, lavorare e riflettere sul mondo visibile e invisibile.

Viviana, istruita sin dall’infanzia nella scienza delle piante e delle stelle, incontrò Merlino a quindici anni e rimase affascinata dal suo sapere e mistero. Ne divenne l’allieva , Merlino  la amò e perché erano della stessa natura.

Il loro legame fu quello di due innamorati, forse di due amanti, e soprattutto di due iniziati che parlano lo stesso linguaggio.

A Comper, nella valle che si apre davanti al castello, Merlino costruì per Viviana un meraviglioso palazzo di cristallo e, per far sì che occhi umani non la disturbassero, ne mascherò l’apparenza con quella di un lago. (!)

L’illusione fu talmente efficace che a tutt’oggi solo pochissimi fortunati riescono a scorgere il castello nel riflesso dell’acqua…

Questo è il lago dove la dama in bianco, Viviana, rapì il figlio della regina Hélène per allevarlo e donarlo al mondo quale il migliore dei cavalieri dellaTavolaRotonda.

Lancillotto, perché di lui si tratta, arrivò alla corte di Artù di bianco vestito, radiosamente bello, con l’aureola della sua infanzia fatata.

Nonostante la giovane età si rivelò essere il migliore dei cavalieri e per sua felicità e disgrazia si innamorò di Ginevra, moglie di Artù.

Viviana aveva liberato il giovane Lancillotto ma voleva per sé Merlino.
Per legare a Brocéliande il vagabondo delle foreste e dei corsi d’acqua riuscì a carpirgli le nove frasi dell’incantesimo più potente quello che pone in uno stato di incoscienza e sonno incantato.

Merlino aveva capito il desiderio di Viviana e acconsentì per amore di lasciarsi ingannare, Lui il grande ingannatore,  sapeva che il tempo della Tavola Rotonda era finito, che Artù sarebbe sparito per secoli, e che la ricerca del Sacro Graal avrebbe cambiato il percorso.

Merlino e Viviana sono ancora vivi a Brocéliande, come si può sentire nella dolcezza dell’aria e nel sospiro del vento sull’acqua dello stagno. “ (!)
Questa è la leggenda , la favola, ma il bosco visto ieri sera , sembrava proprio celare il fantastico palazzo voluto da Merlino per la Sua Vivienne.
Dopo colazione partiamo alla ricerca della  foresta  dove dorme Merlino.   Il paesino di riferimento è a pochi minuti dall’albergo si chiama Paimport ( nome anche della foresta).
Francesco ha una piantina presa in albergo che dovrebbe aiutarci a trovare facilmente il posto di Merlino. Arriviamo al punto di partenza da dove si snoda il percorso che si inoltra nella foresta .E’ qui toppiamo giriamo intorno per quasi 4km, senza trovare niente, se non delle indicazioni su massi che non portano a nulla se non indietro al punto di partenza.
 Sono irritata, ma proprio quando pensiamo di non riuscire a trovare il posto ci viene in aiuto una scolaresca appena arrivata con un pullman, mi piace immaginare questi ragazzi come degli iniziati che inteneriti dalla nostra  goffaggine ci portano a scoprire i segreti di Merlino. Infondo un percorso iniziatico richiede qualche aiuto, ci sembra di sapere tutto ci fidiamo della nostra mente , delle nostre conoscenze, per poi scoprire che il percorso era semplicissimo e richiedeva solo purezza di cuore e semplicità.
 Noi con la nostra guida pensavamo di scoprire tutto , ed abbiamo girato inutilmente , mentre seguendo i ragazzi scopriamo che Merlino riposa a pochi passi dietro una curva…. a 5 minuti. Forse girare per 4 km era una prova che dovevamo affrontare per trovare i due Megaliti posti al centro di un cerchio di pietre.   Ci mettiamo in un angolo e ci gustiamo la scena , la professoressa fa lezione , capiamo poco ma è bello. Dopo la  lezione , l’insegnate invita i ragazzi ( avranno 16 anni) a lasciare un dono della foresta ,una foglia un fiore, sulla tomba di Merlino.
E’ un gesto d’amore commovente e profondo, i ragazzi creano un legame con questo Mago , vanno in giro e tornano con piccoli fiorellini , foglie lucenti e le adagiano con attenzione e partecipazione  sui megaliti, salutando Merlino. Grazie ragazzi, giovani indovini e maestri ci avete guidati, indicato la strada, avervi seguito lasciando la nostra mappa e le nostre certezze di adulti, è stato un atto di umiltà profondo e ripagato.  Così come sono arrivati  i ragazzi spariscono dietro la curva , raccolgo anche io dei fiori e li metto sopra i due menhir.
 Ormai il posto ci ha accolto, ci ha accettato ed è pronto a svelarci i suoi segreti e le sue magie. Facendo un piccolo tratto  Francesco trova la fonte dell’eterna giovinezza, dove Merlino incontrò Vivienne mentre prendeva l’ acqua. E’ Uno stagno dove l’acqua è fresca e pulita. Francesco  in quei gesti d’amore che lo rendono unico ed impareggiabile, ne raccoglie un po’ nella conca della mano e mi bagna la fronte .Il suo gesto di tenerezza mi rimarrà nel cuore per il resto della vita.
  Quest’anno ho 50 anni, sono spesso preda della depressione e di paure . Lavare la fronte  con l’acqua dell’eterna giovinezza , donata dal proprio uomo è un gioiello prezioso da sfoggiare al mondo.
 Rinfrancata giro dietro la fontana e scopro un luogo di rito recente, ci sono colonnine di pietre messe in un precario equilibrio l’una sull’ altra. Un equilibrio inspiegabile. Questi piccoli obelischi alti una ventina di centimetri sfidano tutto e tutti. La stessa cosa l’avevamo vista allo Scilliar ,  nel bosco delle streghe in Trentino.
 Eravamo rimasti impressionati e lo siamo anche qui. Faccio anche io il mio obelisco , niente a che vedere con quello che prepara Francesco , autentico stregone, più grande del mio si differenzia da tutti, ha al centro un bastoncino, un Priapo al centro di tutto, novello Dio del sesso e della prosperità. Come il sogno fatto la notte prima passo dalla  morte che è infondo è solo un sonno, un dormire per poi tornare più splendente e giovane che mai alla vita. Le colonnine di pietre rappresentano un dono, il mio dono è Francesco.

 Rinata , torno sui miei passi e trovo 3 bei fiori , non resisto torno a ringraziare e salutare Merlino  prima di partire. Questo posto magico crea un magico legame con il nostro viaggio a Stonege, infondo una delle leggende del circolo di pietra parla anche di Merlino!
Ripartiamo, Agde chiama, e Francesco mi fa notare che siamo un po’ ritardo sulla tabella di marcia.
Mi addormento in macchina e mi sveglio dopo due ore  in un posto completamente diverso , come se fossi dall’altra parte del mondo, abbiamo lasciato la Bretagna e siamo sulla costa atlantica, ancora vestita da elfo con stivaletti, leggins e maglione mi ritrovo su una duna di sabbia.
E’ la Dune de Pilat la più alta d’Europa. Sono confusa e sballottata, da una foresta incantata  mi ritrovo a scalare un’autentica Duna del deserto. E’ altissima , arrivati in cima si vede l’oceano maestoso e blu indaco, immenso e profumato. Dalla cima i pini in basso sembrano grandi come fiammiferi, che posto incredibile. Questa montagna di sabbia dà le vertigini ed anche se l’accesso è facilitato da una scala.

         
Scopro che questa duna ha 4000 anni , non è stata sempre così alta, è partita da pochi centimetri, ed è destinata a scomparire per poi riformarsi da un’altra parte, tutto questo sempre per il discorso delle maree, Caducità e cambiamento, ma sempre rinascita , continua l’insegnamento di questo viaggio. Scendiamo a piedi sul crinale della duna, è fantastico camminare sulla sabbia , si potrebbe scivolare , la sabbia entra dappertutto , affondi e con difficoltà  continui a scendere. Gilli ha i suoi problemi affonda quasi completamente, ha il naso pieno di sabbia.
Una volta tornati in basso appena in tempo, sta per chiudere il cancello d’ingresso, ripartiamo , il mio Priapo ha fretta. Arriviamo in serata a Bounnè, una cittadina carina sull’Atlantico attraversata da un fiume , che meriterebbe un giro ma non c’è tempo. Troviamo il solito IBIS, dove questa volta si può anche cenare ed anche bene senza problemi di chiusura, ceniamo alle 22,00. Dormiamo benissimo , e dopo una ricca colazione ripartiamo in direzione Andorra, attraversiamo Biarritz , dove non possiamo fermarci e ci dirigiamo verso la nostra  meta  passando questa volta dalla Spagna , deviazione che ci consente di fare un giretto all’inizio del cammino di Santiago.
  Arriviamo a Pied de Port ultima città della Francia, dove trovo la Porta di Spagna , luogo da cui partivano  e partono tutt’ora i pellegrini di Santiago un viaggio che vorrei tanto fare. Qui puoi prendere la carta del viaggio, qui sarà messo il primo timbro, sul documento che accompagnerà il pellegrino, ad ogni sosta riceverà un timbro fino ad arrivare a Santiago dove presentando la carta riceveranno un attestato che riconoscerà la validità e la correttezza del viaggio. Il paesino è quello di montagna, fa fresco e piove, le case sono di pietra nera è un po’ tetro, ma si addice per chi deve intraprendere un viaggio di ricerca ed espiazione. Mentre cammino mi viene in mente il libro di Cohelio , sento le atmosfere del libro e dò colore e profumo alle  parole del libro. Compro qualche ricordo, il paesino è famoso per la confezione delle espadrillas, ogni negozietto ha le famose tele coloratissime, e ti confezionano su misura le scarpe. Chiaramente non resisto le espadrillas sono state le scarpe della mia giovinezza e continuano ad essere le mie preferite d’estate. Per me non è estate senza le mie scarpe  di pezza colorata.
Camminiamo attraverso la porta d’ingresso ed  un gatto nero ci attraversa la strada rovinando la giornata a Francesco. Con la macchina seguiamo  i cartelli  del cammino lungo la strada, sono rappresentati da una Stella gialla stilizzata su un fondo blu. Seguendo le indicazioni arriviamo al passo di Roncisvalle, siamo in Spagna. Qui troviamo un passo di montagna con una locanda ed un cartello che indica  790 Km per Santiago. Vediamo i novelli pellegrini con zaini , bastoni, c’è anche un gruppo di ciclisti che prima di partire si fa una foto sotto il cartello. Una giapponese ci chiede informazioni, e prosegue il suo viaggio a piedi.
Qui i Pirenei sono bellissimi, fare questo piccolo pezzo di cammino in macchina è comunque per me un’emozione, cerco di proseguire il più possibile, e così qualche tappa la facciamo anche noi, riusciamo a spingerci fino a Pamplona.

Il panorama qui è completamente diverso, man mano che scendiamo dai Pirenei troviamo ampie distese piatte e brulle, senza alberi.
 Arriviamo a Pamplona, e parte lo psicodramma per il parcheggio. La macchina è grande e Francesco non ha ancora piena dimestichezza, avevamo già vissuto il dramma nel garage a Parigi, ma qui è pure peggio. Francesco è stanco e non vorrebbe proprio fermarsi, ha fretta. A dire il vero la città è  caotica solo per fare una rotatoria ci mettiamo 15 minuti. Alla fine Francesco si ferma su angolo vicino la Plaza de Toro, lui resta in macchina e fa scendere me. Mi dà un quarto d’ora per dare un occhiata.
 Contrariata per non dire altro imbocco la via delle Taberne, e scopro che sono proprio nella via dove si corre la festa di San Firmino. E scioccante pensare quanto è angusta e stretta , un’autentica follia correre con dietro tori scatenati che ti inseguono, ma qui siamo in spagna coraggio, follia, onore dignità sono valori incrollabili e poi siamo nei paesi baschi spagnoli , non è difficile capire perché sono separatisti.
Mi incammino nella via con l’occhio all’orologio , ci sono negozi di souvenir molto divertenti con una merciandising incredibile sulla festa, gli oggetti sono divertenti e i prezzi molto abbordabili . E poi tante tante taberne , è l’ora di pranzo e con un bicchiere di vino hai la possibilità di assaggiare tutta una serie di stuzzichini, mi ricorda S. Ander dove abbiamo praticamente pranzato 4 giorni in questo modo. Francesco non può perdere tutto questo a costo  di litigare lo devo convincere.
Torno indietro e lo obbligo a seguirmi , lasciamo le 4 frecce accese e ci avventuriamo , infondo qui siamo in spagna , è quasi l’ora della siesta , saranno sicuramente molto più disponibili ed accondiscendenti. Ci fermiamo alla prima taberna , rispolvero il mio spagnolo da viaggio ed ordino due bicchieri di Vino Tinto. La bevuta ci dà diritto a 4 tortine . Scegliamo le più colorate e rimpinzate di roba, così mangiamo di più. Andiamo a mangiare fuori appoggiati alle botti che sono lungo il corso. Sono tutte ottime , una di queste tortine rustiche ci colpisce più delle altre , attorno ad un peperone ci sono arrotolati dei vermi bianchi tipo lombrichi. Non ci posso credere provo a pensare che mi sto sbagliando , forse è verdura o tuberi….No sono proprio vermi . sono morbidi sottili ed anche saporiti.
Ormai è fatta , Francesco ha avuto la Sua vendetta, ma li mangia anche lui , ad essere sinceri è più faticoso a raccontarlo che a mangiarli! Infondo il bello del viaggio sono proprio queste nuove esperienze ed io e Francesco non ce ne priviamo mai.
Francesco risale in macchina , io vado a fare un ultima foto alla Plaza de Toro, dove ci sono dei bellissimi palazzi, peccato andare , ma Andorra ci aspetta.
Arriviamo  in serata, è la prima volta che arriviamo ad Andorra dal versante spagnolo, negli anni precedenti  eravamo arrivati dal versante francese. Qui è pianura, mentre  solchiamo la strada piatta , penso a come è divertente trovare culture lingue diverse lunga una linea di confine , divertente anche ascoltare la radio che da un momento all’altro parla prima in spagnolo e poi in un misto spagnolo- francese.
Arrivati  andiamo al solito IBIS. Ci danno una stanza enorme e bellissima. Gilli ormai è una veterana  di alberghi entra con passo sicuro e coda alzata come se non avesse fatto altro nella vita, s’infila senza problemi in ascensore , ci guarda e aspetta che le porte si chiudono per salire. Sistemiamo i bagagli ed usciamo, sappiamo dove andare a mangiare , da MAMMA MARIA.  Si mangia bene ed hanno un ottima birra  fanno anche entrare Gilli senza problemi. L’aria è fresca si sente che siamo in montagna, facciamo una passeggiatina  con i negozi chiusi sembra sempre di più un outlet a cielo aperto.
La mattina dopo aver fatto colazione , pagato e caricato i bagagli partiamo per l’unico motivo per cui siamo qui …..Comprare le sigarette franco dogana. Francesco ne compra un’enormità , ogni anno che passa ne prende sempre di più, io mi limito ad una crema ed un profumo. Sarà sicuramente molto conveniente ma non me la sento di spendere una fortuna in borse che comunque non comprerei neanche a Roma. Ripartiamo con una nebbia orrenda, ed incomincia l’ansia per la dogana. Passiamo indenni c’è troppa nebbia non ci fermano. Ma qui commettiamo un errore , Francesco  decide di prendere una nuova strada, questa scelta ci sarà fatale .
Senza che ce ne accorgiamo ci riporta indietro  in un grosso tunnel e  nei pressi di Perpignan troviamo la dogana che ci ferma. Il ricordo è orribile   ho ancora nelle orecchie  lo “ Uh Uh Uh “ di scherno e gioia della doganiera che scopre le sigarette  nel cofano. Ci prendano per trafficanti e ci smontano tutti i bagagli , vedo volare  vestiti, scarpe, mutande, panni sporchi, vini, un incubo.
Un doganiere viene anche da me che rimango raggelata sul sedile e mi fa leggere uno stampato dove mi chiede se ho qualcosa  da dichiarare ,mi chiede anche di aprire il portafoglio , vuole vedere quanti soldi ho. Non crede che non ho nulla , ma è così. Francesco inutilmente cerca di dire che le sigarette sono solo per lui, il doganiere capo gli dice che se rivuole le sigarette  dobbiamo pagare 1000 euro tra prezzo , multa e tasse. Chiaramente le lasciamo, e ripartiamo con un bel danno economico , Francesco ha speso quasi 500 euro ad Andorra , aveva una quantità di sigarette bastevole per un anno! La rabbia è enorme , vediamo ripartire la camionetta della DUANE con le nostre sigarette, hanno sicuramente fatto un bel colpo.
 Cerco di consolare Francesco che è furioso, se la prende con tutti i santi, promette di rubare qualsiasi cosa in Francia per rifarsi del danno e giura che non tornerà più ad Andorra. Se la prende anche con il gatto nero  del giorno prima responsabile a suo dire della sfiga. E’ quasi tentato di tornare a casa per Lui la vacanza è finita.  Lo lascio decantare, mi metto a dormire, arriviamo quindi a  Cap D’Agde nel pomeriggio , dove fa freddo. Dovremo aspettare qualche giorno prima di andare sulla spiaggia. Ci rendiamo conto che giugno non è un bel mese per venire qui. Ma per Francesco questo posto è un toccasana lo adora, la libertà la trasgressione  sono superiori a qualsiasi contrattempo. Qui ci fermeremo una settimana.
Questa vacanza è stata speciale , un viaggio bellissimo alla scoperta della Francia, che abbiamo visto in tutti i suoi aspetti, e a parte la vicenda della sigarette ( ma avevano poco da recriminare infondo stavamo eludendo le tasse)  abbiamo trovato i francesi disponibili e inaspettatamente simpatici. I posti che abbiamo visto sono belli e diversissimi tra loro.
 Questi viaggi sono quelli che mi piacciano di più , mi piace prendere una nazione e girarla senza problemi senza programmi , pronti a cogliere tutto . Così avevamo fatto con L’Irlanda, La Danimarca, Olanda, Ungheria, Austria, Germania, parte della Spagna. La macchina è un valore aggiunto ti rende libero, ti fa cogliere ed apprezzare luoghi che diversamente non vedresti, è un rifugio ed un tappeto volante, una stiva da caricare, un letto dove dormire, un posto dove mangiare, nasconderti e riposarti , è  la Tua casa in viaggio per il mondo.
La Francia è dolce come dice la canzone, una dolcezza fatta di sapori vellutati, di colori pastello, morbidi, di profumi freschi e inebrianti, ti avvolge e ti accarezza con discrezione, si fa desiderare….. per poi toccarti nel profondo del cuore.
Susanna
Giugno 2010

 p.s. dedicato a chi mi vuole bene , e non per merito mio , sono tanti………..